Serie A in declino: mancano sponsor, tifosi e campioni


L’avvio della nuova stagione della Serie A recita dati sconfortanti che certificano la crisi del massimo campionato italiano dal punto di vista sia degli investimenti che dei tifosi

– di Marco Vigarani –

C’era una volta la Serie A ovvero quel campionato indicato da tutti come il più bello del mondo che faceva sognare i tifosi grazie all’arrivo di grandi campioni e che attirava sponsor a suon di vittorie anche in ambito internazionale. Ormai però questo è rimasto solo un piacevole ricordo e il calcio italiano scivola anno dopo anno nelle graduatorie verso posizioni sempre meno onorevoli correndo verso un destino ancora tutto da scrivere ma che non appare per nulla glorioso. La Serie A appena iniziata mostra dati ulteriormente preoccupanti che segnalano una crisi profonda del sistema a più livelli.

La Curva della Lazio vuota

La curva della Lazio desolatamente vuota

Tifosi – Gli ultimi rilevamenti parlano di un calo complessivo di 50mila abbonamenti tra tutte le società della Lega che vede alla guida del trend negativo Lazio (con aggravante della contestazione senza quartiere al presidente Lotito) e Napoli seguite dal glorioso Milan che proprio quest’anno ha provato ad aprire un nuovo ciclo. La crisi dei tifosi riguarda però davvero tutti visto che anche a Verona, dopo un’annata straordinaria, si sono registrati circa 2mila abbonati in meno mentre invece le uniche società ad aver osservato un incremento sono una straordinaria Roma (+3000) in compagnia di Atalanta, Torino e delle tre neopromosse. Questo dato risulta ancor più grave se abbinato al costante e generalizzato aumento dei prezzi delle tessere che vede Juventus, Fiorentina e Milan imporre anche rincari superiori al 5%. Non c’è da stupirsi pertanto se le percentuali di riempimento medie degli stadi italiani non raggiungono il 60% quando in Germania ed Inghilterra si supera addirittura il 95%.

Calciatori – Un tempo la Serie A sviluppava inoltre una grande forza attrattiva per giovani campioni che accettavano il trasferimento in Italia per poi esplodere dando lustro all’intero movimento (è il caso di Zidane o Kaka) ma anche per stelle già affermate altrove pronte a misurarsi con la sfida del calcio tricolore (ad esempio i brasiliani Ronaldo e Ronaldinho). Spesso il club modello in questo genere di operazioni è stato il Milan che successivamente ha pensato anche al tesseramento temporaneo di David Beckham non solo come atleta attivo ma anche e soprattutto come veicolo promozionale del brand nel mondo. L’ultima estate dei rossoneri invece si è conclusa con la cessione a cuor leggero di Balotelli che è nel bene e nel male l’uomo copertina del calcio italiano per sostituirlo con una stella offuscata ed in prestito come Torres. A differenza del passato, i giovani campioni che oggi nascono o si affermano in Serie A prendono subito altre strade ed in tal senso è paradigmatica la cessione di Immobile, fresco capocannoniere della scorsa stagione, al Borussia Dortmund o dell’ex compagno Cerci all’Atletico Madrid.

Ciro Immobile esulta dopo il suo primo gol in Bundesliga

Ciro Immobile capocannoniere della Serie A, ceduto al Dortmund

Sponsor – Meno tifosi e meno campioni hanno un effetto immediato per le casse dei club: la latitanza di grandi sponsor. Basti pensare che attualmente sono ben sette le squadre di Serie A prive di main sponsor tra cui compaiono anche l’ambiziosa Fiorentina e la Roma candidata allo scudetto. Proprio i giallorossi insieme alla Lazio da anni sostengono la necessità di non svalutare il proprio marchio accettando offerte di sponsorizzazioni inferiori alle pretese economiche e di immagine e pertanto avrebbero rifiutato proposte anche da 15 milioni di euro annui. L’immagine di divise senza scritte può magari anche far piacere dal punto di vista estetico ma è un segnale preoccupante dell’appeal sempre più scarso dei nostri club a differenza di quanto avviene in Inghilterra, Germania ma anche in Francia. Non aiutano poi ad incentivare gli investimenti degli sponsor le cartoline desolanti di impianti sportivi vecchi, rovinati e fatiscenti che fanno spesso da cornice a manti erbosi ai limiti della praticabilità.

Fatturato – La conclusione del ragionamento non può che portare ad un’analisi dei fatturati dei club italiani con la sola Juventus che sembra mantenere una dimensione internazionale con i suoi 270 milioni di euro garantiti con possibilità di incremento legato ai risultati in campo continentale. L’assenza dal massimo palcoscenico della Champions invece vede crollare l’Inter che in tre anni è passata da 250 ai 170 milioni che la collocano sotto anche al Milan che riesce ancora a raggiungere un’apprezzabile quota 200. Casi felici di provincia sono rappresentati dal sorprendente Verona che arriva ad un fatturato di 50 milioni dopo appena un anno di Serie A o anche del virtuoso Empoli che potrebbe raggiungere addirittura i 30 nonostante la promozione appena ottenuta. Si tratta comunque di cifre che scompaiono al confronto del Real Madrid, massima potenza mondiale, che ha annunciato recentemente di aver raggiunto l’incredibile quota di 603 milioni di fatturato con un incremento del 10,9% rispetto all’anno precedente.

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