“Sono Guna, vengo dalla Corea del Sud e tifo Bologna”


Vi raccontiamo l’incredibile incontro fatto ieri, poco prima della partita tra Torino e Bologna: protagonista Goun Jeong, studentessa coreana, trasferitasi sotto le Due Torri per imparare l’italiano, che ha sviluppato presto una forte passione per i colori rossoblù

– di Luigi Polce –

Dopo il Giappone, il Bologna conquista anche la Corea del Sud. No, non stiamo parlando di una partita di “Risiko” o di un videogame ispirato a qualche tipo di guerra. E’ la vita reale, signore e signori, quella che sa regalarti degli incontri straordinari e impensabili quando meno te lo aspetti. Per esempio, non avrei mai creduto di conoscere una super tifosa del Bologna, proveniente dalla Corea del Sud, in occasione di Torino-Bologna. In fondo, quante probabilità potevano mai esserci per fare un incontro del genere?

Guna con la sua sciarpa rossoblù, subito dopo il triplice fischio della gara tra Torino e Bologna

Guna con la sua sciarpa rossoblù, subito dopo il triplice fischio della gara tra Torino e Bologna

Eppure è successo ieri, proprio nel capoluogo piemontese dove mi trovavo per assistere all’anticipo tra i padroni di casa del Torino e il Bologna di Donadoni. Una ragazza dai tratti orientali nei pressi dello stadio Olimpico, a ridosso della partita, non è proprio la cosa più comune che possa mai capitare. Ho modo di avvicinarmi per conoscerla, ignaro dell’incredibile storia che stavo per ascoltare. Lei si chiama Goun Jeong, “ma chiamami pure Guna” mi dice sorridendo mentre in qualche modo tento di azzeccare la pronuncia esatta del suo nome. 24 anni compiuti a marzo, si è trasferita a Bologna da Seoul circa otto mesi fa per imparare l’italiano, con l’intenzione di fermarsi poi ancora a lungo per studiare pianoforte al Conservatorio. Ma il calcio, direte voi, cosa c’entra in tutto ciò? Un momento, ci arrivo subito.

“Sono venuta sino a Torino da sola per vedere la partita, io sono tifosa del Bologna” mi confessa in un italiano ancora da perfezionare, cosa per la quale si scusa ripetutamente. Ma io quasi non me ne accorgo, affascinato da questa storia, e la invito a raccontarmi qualcosa in più su questa insolita passione per i colori rossoblù. Proseguiamo il discorso in inglese, e mi dice di frequentare spesso il Dall’Ara, mostrandomi la foto della sua prima volta allo stadio bolognese durante la finale play-off contro il Pescara. Va persino a Casteldebole per seguire gli allenamenti dei suoi beniamini, che conosce alla perfezione: “Mi piacciono Giaccherini, Mounier, e Destro che è nato il mio stesso giorno. Il mio preferito però è Mirante, è molto bello” racconta con un velo di timidezza, che va via ogniqualvolta sente nominare il portiere ex Parma. La saluto poco prima di entrare in tribuna stampa, con la promessa di rivederla a fine partita. “Mi raccomando, la sciarpa del Bologna tienila dentro la borsa, potrebbero farti storie” le dico io, spiegandole quelle che purtroppo sono le dinamiche quando si va a vedere una partita in trasferta. Lei annuisce e sorride, prima di prendere la strada verso la Curva Primavera, per intenderci quella opposta alla Maratona e posizionata proprio accanto al settore ospiti, dove Guna non può accedere perchè sprovvista di tessera del tifoso.

Il Bologna perderà 2-0. Finito il mio lavoro incontro nuovamente Guna fuori dallo stadio Olimpico. La sua gioia è intatta, nonostante il risultato avverso. “Come ti è sembrata la partita?” mi chiede curiosa, e ci mettiamo a discutere qualche minuto sulla serata storta dei ragazzi di Donadoni e sul prossimo, duro, impegno in casa contro il Napoli. Nonostante il freddo e la stanchezza, con un viaggio di ritorno ancora tutto da affrontare, riesce a strapparmi anche un sorriso: “Poco prima dell’inizio della partita, ho tirato fuori la mia sciarpa e ho iniziato a fare cori, ma uno steward si è avvicinato dicendomi che avrei potuto avere problemi, trovandomi nel settore con i tifosi del Torino”. “Te l’avevo detto Guna!” esclamo io, in tono assolutamente scherzoso. Poi è davvero il momento di salutarci, e per un attimo mi chiedo se tutto ciò che ho vissuto in questo sabato pomeriggio sia stato reale oppure no. Sono le storie belle del calcio, quelle che ogni tanto ci ricordano quanto questo sport possa essere straordinariamente passionale e coinvolgente, al di là del freddo risultato maturato durante i 90′. L’anno scorso ci eravamo appassionati alla storia di Syu Fuka, dal Giappone a Bologna solo per seguire le gesta dei felsinei. Adesso è il turno di Goun Jeong, studentessa coreana diventata grande supporter del Bfc. Dopo il Giappone dunque, la Corea: l’Oriente si tinge sempre più di rossoblù.

 

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