Stadio Roma: tutti i problemi nascosti dietro ad un ottimismo generale e gli effetti economici della nuova arena


L’analisi delle problematiche rilevate dal Campidoglio per la realizzazione del nuovo stadio della Roma e gli effetti economico-lavorativi

– di Tiziano De Santis –

Il nuovo stadio della Roma secondo il progetto societario (ph. Ansa.it)

Manca solo un mese dalla scadenza dei termini per l’approvazione definitiva del progetto, eppure quello del nuovo stadio della Roma è diventato un vero e proprio caso. Già, perchè l’amministrazione capitolina è divisa tra pareri discordanti di giorno in giorno, pur esprimendo la voglia di proseguire un dialogo volto al buon esito della realizzazione dell’arena. Prima di analizzare il tira e molla degli ultimi giorni riguardo la questione, è bene capire quanto il nuovo stadio possa incidere a livello economico sulla capitale italiana. L’area coinvolta per la realizzazione è di 180 ettari e parte degli 1.6 miliardi di euro messi sul piatto dagli investitori privati sarà destinata alla costruzione dei business park, convivium e stadio stesso. I restanti 460 milioni saranno versati nella costruzione di opere pubbliche come parchi e infrastrutture. Il contorno agli edifici a fine privato sarà, infatti, costituito dallo spazio destinato al verde e alla viabilità: dovrà essere ampliata la rete di strade e piste ciclabili e si dovrà operare il prolungamento della metro B sino alla stazione di Tor di Valle. Ma cosa comporteranno le spese per l’attuazione e la gestione di tali servizi? Secondo il report preparato dall’Università La Sapienza circa l’impatto economico dello stadio sulla capitale, la realizzazione del progetto porterà ad un aumento del PIL cumulato di 5.7 miliardi sino al 2019, di 12.5 sino al 2022 e di ben 18.5 nel 2025. Oltre al prodotto interno lordo, anche i consumi privati cresceranno di 2.4 miliardi in nove anni. Tutto ciò andrà di pari passo ad effetti positivi in tema di occupazione: se, come stimato nel report, il lavoro aumenterà notevolmente toccando la quota di 12.500 nuovi occupati in dieci anni, allora verrà ridotto dello 0.8% il tasso di disoccupazione annuale. Nell’attuazione del progetto, invece, saranno coinvolti 4000 lavoratori, oltre ai circa 20000 addetti del business park. A beneficiare della realizzazione del nuovo stadio sarà in primis lo Stato, che incasserebbe 460 milioni di euro in opere pubbliche e un maggiore gettito fiscale. Se la Roma continuasse a giocare all’Olimpico, infatti, non arriverebbero 142 milioni di tasse all’anno per nove anni. Secondo lo studio della Sapienza, inoltre, il gettito fiscale a Tor di Vale crescerà di 1.4 miliardi di euro e la città di Roma potrà vedere ammontare i propri introiti grazie ai 30.4 milioni di euro in più.

Il sindaco di Roma Virginia Raggi (sx) e il presidente dell’ASRoma James Pallotta (dx) nel confronto Campidoglio-società sul tema del nuovo stadio (ph. Ilsole24ore.com)

Eppure in Campidoglio si è osservata una criticità circa la sicurezza stradale e idraulica, la viabilità e la carenza di parcheggi. La risposta del Comune di Roma è, pertanto, incentrata sulla “non idoneità” del progetto definitivo del nuovo stadio giallorosso. “Sono state rilevate numerose situazioni in cui non possono ritenersi garantite le condizioni di sicurezza, con particolare riferimento alla circolazione stradale sia veicolare che pedonale; l’attuale classificazione dell’area, che comprende zone a rischio, determina la non compatibilità, ai fini della variante urbanistica, con le condizioni di pericolosità idraulica dell’area” si legge nel documento del Campidoglio che, tuttavia, ci tiene a sottolineare che “sul progetto definitivo dello stadio della Roma c’e’ la volontà di andare avanti per analizzare il dossier“. La proroga di trenta giorni della Conferenza dei Servizi richiesta ne è la prova e bisognerà aspettare il prossimo 3 marzo per capire le valutazioni decisive sulla questione; nel tempo che intercorre sino alla data suddetta, il Comune chiede di assicurare “adeguati livelli di sicurezza stradale, veicolare e pedonale, adeguati ‘livelli di servizio’ delle infrastrutture stradali (rotatorie, intersezioni, svincoli, rampe, accessi e svincoli dai parcheggi etc)” e di completare “la documentazione progettuale” colmandone le carenze di contenuti. “C’è una lista di temi da affrontare nel periodo di sospensione; ci sono tutti i margini per concludere positivamente la procedura”, conclude la nota del Comune.
Lo sfondo, molto meno chiaro  del documento, è squarciato da varie fratture all’interno della forza politica della capitale. Se l’assessore Berdini vede una speculazione dietro la realizzazione di ogni opera,  il sindaco Virginia Raggi è protagonista di diversi dietrofront nonostante il proprio essere favorevole alla nuova arena. Parole dure quelle rivolte dall’assessore all’urbanistica al costruttore Luca Parnasi, partner di Pallotta nel progetto: “Vuole fare insieme allo stadio qualcosa come 600 mila metri cubi regalati. Io sono a favore dello stadio della Roma, l’ho detto 10 volte, sono contro questo gioco della roulette. Chi ha scelto quell’area che ha bisogno di un immenso investimento pubblico? Ha scelto il privato? È questo il futuro delle nostre città? Che diamo le chiavi delle città al privato? Parnasi che blocca la filovia sulla Laurentina ora ci impone di fare un ponte, una metropolitana che non si può fare. È questa la città che pensiamo? Noi non siamo l’amministrazione del no“. Virginia Raggi, nel frattempo, ha invitato Francesco Totti in Campidoglio in uno scambio di tweet con il capitano: “Caro Francesco Totti ci stiamo lavorando. #Famostostadio nel rispetto delle regole. Ti aspettiamo in Campidoglio per parlarne“. E’ questa la risposta a quanto scritto da Totti sul proprio profilo Twitter: “Vogliamo il nostro Colosseo moderno, una struttura all’avanguardia per i nostri tifosi e per tutti gli sportivi! #famostostadio“. Anche Alessandro Di Battista si è esposto sulla questione: “Lo stadio della Roma si fa, il Movimento mantiene le promesse“. La questione sembra poter volgere al meglio ma va inquadrata in una problematica italiana che va oltre i confini di Roma: gli stadi vuoti e strutturalmente antiquati costituiscono un problema serio per il calcio della nostra penisola. E pensare ai tempi burocratici che stanno dietro alla realizzazione delle nuove arene sicuramente non aiuta nessuno.

 

 

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