Sterzate di calciatori e allenatori. I casi di Nainggolan e Ballardini


Sterzate. Come se si fosse di fronte a un ostacolo improvviso. Radja Nainggolan, l’orientale europeizzato – meglio: il belga con papà indonesiano – con la cresta che Piero Bisòli salvò dall’oblìo cagliaritano, sognava San Siro e il San Paolo, ma atterra nella più prosaica dimensione dell’Olimpico, consacrato a nessun beato ma sotto le pendici di Monte Mario, un nome che più romano non c’è.

Le malelingue dicono subito che per fargli posto la Lupa debba mollare Bradley (e vabbè, pazienza, è un rincalzo) ma soprattutto Mira Pjanic, dato che gli invadenti sceicchi qatarioti che controllano il PSG hanno messo il bosniaco nel mirino.

Ballardini e Nainggolan, assieme a Cagliari nel 2011.

Ballardini e Nainggolan, assieme a Cagliari nel 2011.

Non so se, da giocatore, andrei oggi alla corte di Berlusconi, De Laurentiis o Jimbo Pallotta. I primi due hanno attività effimere e, specie il primo, un bel po’ di pensieri. Il terzo gode ancora di solidi appoggi in Unicredit ma pare avere ambizioni e dirigenti di prim’ordine. E’ una bella lotta, comunque.

Davide Ballardini (che ha allenato Nainggolan a Cagliari), invece, ha sterzato tra la Via Emilia e il West, parafrasando Guccini, o forse il comprensorio ceramico. Il richiamo di Casteldebole, al quale approdò con Sandro Tiberi  in veste di responsabile nell’87, è stato troppo più forte della volontà di restare in Serie A di Giorgio Squinzi, un signore che in termini di fatturato dà dieci giri di pista al nostro Guaraldi. 586 milioni di € di patrimonio netto contro 4.4, solo per dare una proporzione.

Ballardini prova, con l’auto del petronianissimo Carlo Regno, a conquistare una piazza scettica, in parte irretita dall’aplomb britannico di Stefano Pioli, e in parte ancora turbata da un poco spiegabile e poco logico no di due anni e mezzo fa. Dovrà raccontare barzellette, farsi crescere i capelli, cancellare la chiusissima “e” romagnola per cui la travèrsa è incèrta e divèrsa, e magari fare anche un po’ di punti, impresa che al suo rimpiantissimo predecessore riusciva a fatica.

Ma forse è la cosa più importante. Sterzare per provare, finalmente, con mesi di ritardo, ad andare diritto.

Alberto Bortolotti

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