“Sulmona rossoblù”: amore per il Bologna lungo quasi 500 km


Nello Mellino e gli altri membri del club “Sulmona rossoblù” raccontano cosa significa far parte del gruppo di tifosi del Bologna più a sud d’Italia, e tifare per questi colori pur vivendo a quasi 500 chilometri dalle Due Torri

– di Luigi Polce –

Sorpresa. Piacevole sorpresa. E’ stata questa la prima sensazione avuta ieri sera, quando ho avuto l’onore di rispondere presente all’invito del club “Sulmona rossoblù”, che riunisce circa trenta tifosi del Bologna sparsi un po’ per tutto l’Abruzzo, rappresentando il club più a sud di tutta Italia.

Il presidente Nello Mellino con Stefano Pioli, allora tecnico del Bologna

Il presidente Nello Mellino con Stefano Pioli, allora tecnico del Bologna

Un amore forte ma lontano, “a distanza” come si direbbe oggi, che però ha tutti gli ingredienti giusti per funzionare: sentimento, emozione, sacrificio e sofferenza. “Tifare da così lontano è una sofferenza – spiega Nello Mellino, presidente del clubperché non abbiamo la possibilità di andare spesso allo stadio, come invece fanno gli altri club. Non abbiamo nemmeno i giornali che ci informano sulla situazione del Bologna, perciò dobbiamo accontentarci della tv”. Mellino fa da corpo conduttore di un tifo puro e genuino, che mi ha travolto sin da subito. Mi vengono mostrate tante foto con vari giocatori e con mister Pioli, quando l’attuale tecnico della Lazio sedeva sulla panchina del Dall’Ara, mentre a tavola si discute sul Bologna di oggi, e sulle cose che vanno e non vanno. Tutti si stringono attorno a me e mi domandano la mia sulla rosa, su Delio Rossi, e non manca nemmeno qualche delucidazione in merito alla intricata querelle societaria tra Tacopina e Saputo. Per loro rappresento una sorta di “ponte” tra l’Abruzzo e Bologna, così lontani ma probabilmente mai così vicini come ieri sera.

Una delegazione del club "Sulmona rossoblù" presente ieri sera

Una delegazione del club “Sulmona rossoblù” presente ieri sera

Tra una portata e l’altra, c’è spazio per qualche altra domanda al presidente Nello Mellino, che racconta la storia del club: “Tutto è nato nel 1987, sotto pressione di mio figlio e di alcuni amici di Bologna decidemmo di costituire l’unico club esistente nel centro Italia – sottolinea Mellino -. Eravamo in 50, adesso purtroppo siamo rimasti in 30. A Bologna saliamo circa 4 o 5 volte all’anno, e quando possibile andiamo in trasferta. Personalmente, ricordo quella di Lione in Coppa Uefa, durata 4 giorni e culminata in una serata bellissima (il Bologna vinse 2-0 e si qualificò alla semifinale, ndr). Oltre ai dettagli sul club, Nello spiega come nasce la sua passione per il Bologna, pur non vivendo nei paraggi delle Due Torri: “Ho cominciato a tifare Bologna nel 1962, all’epoca avevo 12 anni e mi ero innamorato di Giacomo Bulgarelli. Da lì in avanti ho sviluppato una passione incredibile per la squadra, per i suoi colori e per la città, e l’ho trasmessa a tutta la mia famiglia. Ora anche i miei figli tifano Bologna, una volta addirittura mi arrabbiai con uno di loro perché spese un patrimonio per comprare la maglia di Baggio” narra Mellino con il sorriso sulle labbra e gli occhi colmi di amore per il rossoblù, amore che aumenta quando gli chiedo di raccontarmi l’ultimo scudetto, quello del ’64, che lui ha avuto la fortuna di vivere in prima persona: “Ero un ragazzino, e visto che in quel periodo quasi nessuno aveva il televisore, seguii quel pomeriggio di Roma via radio. Ero l’unico tifoso della zona, e il giorno dopo andai a scuola con lo scudetto del Bologna sul petto: fu una grande festa e una gioia immensa”. Infine, prima di tornare a concentrarsi sulla cena, non può mancare una battuta sul Bologna attuale, ultimo a tre punti: “Sul Bologna di oggi ho dei dubbi, è una buona squadra ma secondo me troppo giovane, servono innesti di esperienza. Colpe? Non mi sento di dare la colpa a nessuno”.

La cena prosegue tra una discussione e l’altra, poi è tempo dei saluti. Personalmente, ci tengo a ringraziare tutti i membri del club “Sulmona rossoblù” presenti ieri sera, ma anche quelli che non hanno potuto prender parte all’incontro, per l’accoglienza riservatami e perché grazie a loro mi sento arricchito, sotto il lato umano e professionale. Da ieri, infatti, so che il mio lavoro è anche per queste persone, che soffrono e vibrano per la loro squadra nonostante a separarli ci siano quasi 500 chilometri di distanza. Allora è vero che l’amore a distanza, se lo si vuole davvero, è possibile.

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