Tavecchio: stoccata ai giocatori italiani nell’era del rinnovamento azzurro


Il presidente della FIGC Tavecchio chiarisce il proprio pensiero circa l’avvento degli stranieri in campo e il ruolo del direttore tecnico della Nazionale

– di Tiziano De Santis –

La stretta di mano tra Giampiero Ventura (sx) e Carlo Tavecchio (dx) (ph. It.eurosport.com)

La stretta di mano tra Giampiero Ventura (sx) e Carlo Tavecchio (dx)
(ph. It.eurosport.com)

Quando Carlo Tavecchio parla non è mai banale nelle proprie dichiarazioni, nel bene e nel male. La linea di pensiero del presidente della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) è un confine netto tra il recente passato e il futuro di una Nazionale intesa come vero e proprio mondo assestante rispetto a quello di un’era tramontata, seppur in tempi recenti. Un pianeta, tuttavia, che non può non essere direttamente connesso con tutto ciò che accade in Serie A, sia in campo che a livello societario.
“Cominciamo una stagione nuova per il Club Italia, con aree di competenza scientifiche e organizzative“, tuona il dirigente sportivo azzurro, chiarendo sin da subito la propria posizione circa il ruolo di direttore tecnico. Già, quello che avrebbe dovuto rivestire l’ex c.t. Campione del Mondo Marcello Lippi se non fosse subentrato l’ipotetico conflitto d’interessi col figlio procuratore; Tavecchio ammette di aver avuto “una concezione diversa della Nazionale” sino a giugno, mese trascorso giorno e notte con chi faceva parte della famiglia arrivata sino ai quarti di finale negli ultimi Europei. Una vera e propria ammissione, la suddetta, seguita dalla consapevolezza che la figura del direttore tecnico è difficilmente inquadrabile in un habitat in cui il c.t. (Giampiero Ventura) avrà più ampie facoltà di operato.
Altro punto non di minore importanza è il discorso extracomunitari: se, da un lato, “la libera circolazione fra i 28 della UE non si può impedire“, è anche vero, dall’altro, che sugli stranieri il sistema italiano ha fissato dei paletti. A questo proposito, gli effetti della riduzione delle rose e degli investimenti nei centri di formazione federale si vedranno in futuro e ci si auspica che siano migliori di quelli della minore applicazione al gioco del calcio da parte dei giovani italiani, elemento, a sua volta, insito in una radicalizzata”natura storico-culturale“. La prova sono i soli 300 mila uomini e 20000 donne tesserati (molti meno rispetto a quelli degli altri Paesi), motivo per cui i nuovi settori del Club Italia vanteranno di più di 200 collaboratori, in un piano di ristrutturazione che prevederà un investimento pari a 3 milioni su Coverciano, con la speranza che il motore e i successi della Nazionale Italiana portino a risultati economici rilevanti.
Parole secche e pesanti per chi si fa portavoce di un progetto di rinnovamento di grande entità sia nelle spese che nelle strutture indispensabili per il “Rinascimento azzurro”.

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