Tavecchio sul calcio italiano: “In crescita ma troppi stranieri. Pubblico in pantofole”


Analisi dura del presidente federale Tavecchio sullo stato del calcio italiano nonostante la crescita. Ecco le cattive abitudini che frenano il nostro pallone

– di Marco Vigarani –

Carlo Tavecchio, presidente della FIGC (ph. Zimbio)

Qualche sorriso ma anche una sana dose di amaro realismo per il presidente federale Carlo Tavecchio che ieri ha commentato i dati emersi dalla settima edizione di ReportCalcio, lo studio sullo stato di salute del movimento calcistico italiano presentato a Roma. All’aumento del valore della produzione (+8.9%), dei diritti tv (+8.5%), dei ricavi da attività commerciali (+13.8%) e da stadio (+3.3%) fanno infatti da contraltare anche una serie di problemi irrisolti evidenziati dal numero uno della FIGC. Ecco l’analisi proposta da Tavecchio: “I miglioramenti sono a volte minimi, ma ringraziamo il cielo che ci sono: prima servivano gli antibiotici, adesso basta un’aspirina. Però, lasciatemelo dire, ci sono troppi stranieri nel nostro calcio ed è anche per questo che i costi aumentano, perché noi gli stipendi li paghiamo bene. Ma perché bisogna sempre andare a pescare fuori? Una volta ho chiesto ad una società: quanti giocatori hai del vivaio? Quanti ne hai presi dalla serie B? Quanti dalla Lega Pro? La risposta era sempre la stessa: zero. Così non ha senso nulla“.

Sotto la lente d’ingrandimento dei vertici federali anche l’insufficiente afflusso di spettatori allo stadio con una percentuale di riempimento medio degli impianti che arriva appena al 56% in Serie A (ultima tra i cinque campionati top in Europa) scendendo al 41% in Serie B e addirittura al 28% in Lega Pro. Ecco anche in questo caso il punto di vista di Tavecchio: “Siamo un popolo che ama stare in pantofole. Sentire tutte le valutazioni giornalistiche in tv e vedere i replay è bello, sono cose che non vedi allo stadio. Non dobbiamo considerare la mancata presenza negli impianti, perche’ intanto gli share televisivi aumentano: chi investe in Italia capira’ che, se la gente non va allo stadio, vede la televisione, quindi cresceranno i diritti televisivi“. Sul tema stadi poi approfondimento a cura del direttore generale Michele Uva che spiega: “Stiamo ripartendo ma dobbiamo lavorare sui ricavi e sugli stadi: negli ultimi 10 anni, in Europa sono stati fatti 165 nuovi impianti contro i 3 dell’Italia. Nella mini-manovra c’è un emendamento importantissimo per l’estensione della legge e per avere tempi certi, ora spetta alle società investire“.

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