Il tempo per la stampa. E quello per Palacio


Dopo gli attacchi più o meno velati alla stampa cittadina, il Bologna disconosce il proprio progetto tesserando Palacio. Perchè il campo alla fine viene sempre prima di tutto

– di Leonardo Vicari –

Rodrigo Palacio è da ieri un giocatore del Bologna

Il 3 luglio allo stato maggiore di Casteldebole non pareva vero di poter tornare a togliersi sassolini dalle scarpe contro i giornalisti presenti al Dall’Ara: “..nonostante il pessimismo della stampa cittadina..“, “l’obiettivo di dover fare meglio dell’anno prima? VOI lo avete detto, mica noi..“.

Senz’altro.

Otto minuti dopo, veniva presentata una maglia con logo bianco/blu scuro, spacciato per “tono su tono” che “tono su tono” non è. Nel corso del medesimo happening, il sottoscritto non si capacitó del perchè il ritiro-per-fare-gruppo in corso in Sardegna fosse di fatto “ad inviti” e, come nelle discoteche dove vige il dress code, più d’un tesserato ne fosse stato escluso. Neanche fosse il sindaco di Viareggio in braghe corte…

Come li piazzi questi conclamati esuberi, poi? Chi li prende, e li paga, gli scarti del Bologna?” chiesi (in maniera lievemente meno da osteria). Venni liquidato come un miscredente: “cosa pensate, che chi non rientra nei piani di una squadra non interessi a nessun altra?!?!“. Siamo sempre lì con questa società: la fiducia non basta, vogliono la fede.

Difatti, poi, la fila per accaparrarsi le prestazioni sportive di Mounier e Falco (per tacer dei Gastaldello, Crisetig, Taider, Pulgar e Krafth..) si è rivelata, righello alla mano, lunga all’incirca come quella per prendere d’assalto i punti vendita della nuova prima maglia..

Dopo aver trovato il tempo per farsi i dispetti con Monari e Beneforti, ma anche quello per ammonire preventivamente i loro colleghi dopo la Storia fatta contro il Cittadella (“non vi sembrerà mica il caso di fare tragedie!“), il Bologna ha proseguito coerente la sua marcia.

Fino a ieri.

Quando, prendendo un 35enne caro e di pedigree, l’ambizioso, utopico, leggermente testardo e parecchio immobile “progetto giovani” è capitombolato. Palacio firmato un mese in ritardo “ferisce” il bilancio, l’intoccabilità di Destro, la titolarità di Di Francesco, e forse l’autorità di qualche direttore; in compenso, serviva in maniera non più procrastinabile per il campo.

Sì, oltre agli scazzi con la stampa (passatempo a suo modo anche divertente, per chi non è coinvolto), ci sarebbe anche quello.

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