Terza estate di mercato in rosso per il Bologna: non succedeva dal 2010


Quasi 44 milioni spesi nelle ultime tre estati di mercati chiusi in passivo dal Bologna. Non accadeva dal triennio Cazzola-Menarini-Porcedda

– di Marco Vigarani –

Joey Saputo ha speso circa 44 milioni nelle sue prime tre estati da presidente del Bologna (ph. Schicchi)

Giovedì scorso si è conclusa la lunga estate del calciomercato, uno dei periodi più temuti da tanti protagonisti. I calciatori che rischiano di vedere sconvolto il proprio futuro, gli allenatori che possono perdere da un momento all’altro qualche talento, i dirigenti che sanno di incorrere quasi certamente in critiche più o meno dure ma soprattutto i presidenti chiamati a sforzi economici per concludere nuove operazioni in entrata. Da tre anni a questa parte in particolare l’estate porta esborsi economici rilevanti al conto in banca di Joey Saputo che ha raggiunto ormai i 44 milioni di spesa solo nelle finestre principali di mercato senza contare quelli aggiunti nel gennaio dedicato agli aggiustamenti. Per la terza volta in altrettante occasioni della sua esperienza la stagione estiva del calciomercato rossoblù si è conclusa in rosso a causa soprattutto dell’assenza di entrate. Se infatti nel 2016 le cessioni di Diawara e Rossettini consentirono di limitare notevolmente le perdite, sia nel 2015 che nel 2017 le operazioni in uscita non hanno portato ad alcun introito portando ad una sessione di trattative in rosso. Va però anche segnalato che nel corso degli ultimi tre mesi le uscite complessive sono state praticamente dimezzate rispetto a quelle delle estati precedenti, entrambe concluse con investimenti per circa 24 milioni tra acquisti e riscatti.

L’ultimo triennio di estati in perdita venne chiuso da Sergio Porcedda nel 2010 (ph Zimbio)

Tre anni consecutivi di estati in perdita sono un evento che a Bologna non accadeva ormai da diverso tempo per trovare un evento simile bisogna tornare alla fase successiva alla penultima promozione in Serie A. La sessione del 2008 operata da Alfredo Cazzola prima di cedere la società portò ad un saldo di -15 milioni, quella del 2009 a carico della famiglia Menarini generò un passivo di -16 milioni e quella del 2010 gestita da Sergio Porcedda aggiunse un ulteriore -13 milioni. In totale quindi quel triennio portò ad una perdita complessiva praticamente pari a quella subita dall’attuale presidente Saputo: circa 44 milioni di euro. Evidentemente parliamo di un periodo completamente diverso in cui il mercato era ancora dominato dalla formula anomala delle comproprietà e soprattutto a Bologna l’incertezza aumentava mese dopo mese per arrivare al rischio del fallimento sventato solo nell’inverno del 2010 dall’intervento della cordata allestita da Giovanni Consorte e capeggiata da Massimo Zanetti. Va invece notato che nel quadriennio successivo delle estati vissute sotto la gestione di Albano Guaraldi, operando cessioni pesanti come quelle di Ramirez e Viviano, il Bologna riuscì sempre ad arrivare a settembre con un saldo attivo dal calciomercato: poco più di 1 milione nel 2011, quasi 8 milioni nel 2012, 4 milioni nel 2013 ed infine circa 5 milioni nel 2014 in seguito alla retrocessione.

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One thought on “Terza estate di mercato in rosso per il Bologna: non succedeva dal 2010

  1. fulvio michelutti

    Non ha portato plusvalenze perché il Bologna non ha espresso sul campo valori e non ha ottenuto risultati se quest’anno facesse un buon campionato multigiocatori si valorizzerebbero

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