Torino, Ljajic ti ha fatto resuscitare. Bene anche Falque, Belotti e Bonifazi


Il Torino ha centrato la prima vittoria stagionale in trasferta sotto la gestione di Walter Mazzarri, segnando più di un gol. Ottima prova del serbo ex Roma e Inter, che nel secondo tempo ha preso per mano la squadra sfornando gol, assist e suggerimenti

-di Alberto Gervasi-

La crisi non è ancora scongiurata, ma gli esperimenti hanno dato i loro frutti.
La vittoria del Torino alla “Sardegna Arena” di Cagliari ha detto anche questo. I numeri, che nel calcio sono la cosa più importante, sembrerebbero far pensare che il peggio sia passato, e per fortuna che l’occasione per dimostrarlo è dietro l’angolo. Mercoledì, in casa, arriverà il Crotone per il recupero della 27^ di campionato.
I granata contro il Cagliari hanno conquistato i primi 3 punti in trasferta (e segnato più di 1 gol) sotto la gestione Mazzarri e sono tornati alla vittoria dopo 4 consecutive sconfitte: merito dell’allenatore, delle sue scelte e dei cambi in corso d’opera. Se Ljajic è stato il migliore, pur subentrando nel secondo tempo, anche il terzetto difensivo ha dato buone risposte al tecnico toscano, che ha riproposto dopo tempo immemore il “caro” 3-5-2. Buon esordio per Bonifazi, miglior difensore lo scorso anno in Serie B e oggetto misterioso fino ai 45’ disputati con buona grinta e senso della posizione.
Tatticamente il Torino ha iniziato a specchio con gli avversari per evitare inferiorità numerica a centrocampo e, soprattutto, per limitare sulle fasce i sardi, che hanno santificato le statistiche sfavorevoli con la prestazione: pochissimi tiri nello specchio, a testimonianza che il penultimo posto in questa particolare classifica è più che meritato. Pochissimi pericoli creati, date le assenze dei centrocampisti Cigarini e Joao Pedro. Disastri difensivi uno dietro l’altro, per un passivo finale che sembra eccessivo per ciò che ha espresso in campo il Torino ma è più che meritato per l’atteggiamento del Cagliari nel secondo tempo.

Adem Ljajic, al 4° gol in campionato. Il serbo, in 75 minuti giocati con Mazzarri in panchina, ha siglato un gol e due assist (ph. Zimbio)

Fra due squadre apparentemente senza obiettivi ha vinto quella più tecnica, grazie al giocatore più dotato fra i 22 e più in campo. Adem Ljajic ha preso per mano il Torino dopo il timido approccio nella partita di Verona e il lampo-assist contro la Fiorentina. Il serbo ha spadroneggiato sulla trequarti e ha trovato giocate di fino, con pallonetti e tocchi di suola. In mezzo tanta concretezza, come la giocata per Belotti in occasione del poker di Obi, o le imbucate per le accorrenti dalle fasce. L’ex di Roma e Inter, nel pomeriggio di sabato, ha fatto capire (se mai ce ne fosse stato bisogno), che una squadra di corsa e fisico come quella granata ha bisogno più che mai di qualcuno che abbia confidenza con il pallone. Dentro Ljajic, fuori Niang, quindi, di cui non si è sentita la mancanza: se il serbo darà risposte anche nella gara di mercoledì, allora Mazzarri avrà il dolce problema di dovergli trovare una posizione in campo. L’ingresso nella ripresa ha trasformato il modulo in un 3-4-1-2 con Ljajic trequartista alle spalle di Belotti (ottima prova, solo sfortunato in alcune circostanze) e Iago Falque, tornato sui livelli abituali.
Non inganni il risultato: il Torino ha ancora tanto da lavorare e da assimilare, soprattutto con il cambio di modulo. L’Europa resta a distanza proibitiva, ma gli esperimenti tattici e gli uomini utilizzati fanno comprendere che questa squadra ha ancora futuro. La palla, dal campo, passa ad allenatore e presidente, per il Toro che verrà.

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