Tre vie per Donadoni: psicologia, riserve e mercato


A Torino il Bologna ha subito la prima sconfitta dell’era Donadoni che ora deve riprendere a lavorare sulla testa della squadra, rivitalizzare alcuni esclusi eccellenti e dare precise indicazioni di mercato

– di Marco Vigarani –

Donadoni in azione all'Olimpico di Torino (ph. Zimbio)

Donadoni in azione all’Olimpico di Torino (ph. Zimbio)

Era assolutamente inevitabile che prima o poi dovesse arrivare la prima sconfitta anche per il Bologna di Donadoni, tecnico entrato in punta di piedi nel mondo rossoblù ma portando un bottino dirompente di punti in grado di duplicare la quota fino a quel momento raggiunta dal predecessore Rossi. La squadra di Torino però ha mostrato tante similitudini con quella delle prime dieci giornate a partire dalla sterilità nella fase offensiva tanto da non concludere mai in porta fino ad arrivare alla timidezza di una manovra spesso bloccata dal primo accenno di pressing avversario sul giovane Diawara, ragazzo più che promettente ma naturalmente acerbo per certi palcoscenici e responsabilità. Sia chiaro che la sconfitta dell’Olimpico non è un dramma neanche alla luce dei risultati sfavorevoli di ieri (vittorie di Frosinone e Carpi) e dell’estrema difficoltà del prossimo impegno contro il Napoli ma che anzi dovrà essere sfruttata da Donadoni per lavorare con maggiore consapevolezza del vero ruolo del Bologna in questo campionato.

Daniele Gastaldello in mixed zone (ph. Zimbio)

La sconfitta di Torino è un utile bagno di umiltà per il Bologna (ph. Zimbio)

Lo stesso tecnico aveva paventato il rischio di vedere trasformata la sicurezza in presunzione e, complice l’assenza pesante dell’unico vero attaccante in rosa, i rossoblù contro il Torino sono sembrati la fotocopia sbiadita della squadra affamata in grado di aggredire Verona e Roma. Mancavano lo spirito di sacrificio, la voglia di agire in entrambe le fasi di gioco come un corpo solo ed anche a tratti quell’umiltà di sapersi chiudere di fronte alle folate di un avversario qualitativamente non irresistibile ma nettamente più solido e collaudato. La partita di sabato è stata esteticamente brutta ma il Bologna non è mai arrivato a costruire un pericolo per la porta di Padelli e questo fallimento della fase d’attacco va imputata a tutti quindi da oggi Donadoni dovrà ripartire da qui per trasformare la delusione di una sconfitta in una lezione utile. I rossoblù hanno forse pensato di essere usciti troppo in fretta dai guai, spinti anche dalle lodi di una città a volte eccessivamente generosa negli elogi, ma ora devono ritrovare subito la strada imboccata nell’ultimo mese nella consapevolezza di non poter dare mai nulla per scontato.

Lorenzo Crisetig non scende in campo dallo scorso 20 settembre (ph. Resto del Carlino)

Lorenzo Crisetig non scende in campo dallo scorso 20 settembre (ph. Resto del Carlino)

Nel corso delle quattro gare finora disputate sotto la sua gestione, Donadoni ha dimostrato subito di avere individuato un undici titolare ben definito, formato per la maggior parte da atleti esperti ed in grado di rispondere prontamente alle sollecitazioni provenienti dal nuovo tecnico. Il recupero di Brighi e Maietta ma anche la fiducia riposta in Brienza sono dati significativi che testimoniano un grande rispetto per la professionalità di giocatori precedentemente esclusi dal giro dei titolari. Ora il tecnico bergamasco deve fare il passo successivo e dare una chance anche a chi finora è stato soltanto uno spettatore non pagante nonostante un’investitura importante ricevuta in estate a suon di milioni di euro. In primis ci si riferisce a Crisetig, metronomo designato e scomparso dai radar già a metà settembre per valutazioni esclusivamente tecniche ma che potrebbe togliere parziali responsabilità dalle giovani spalle di Diawara. Anche il cileno Pulgar è stato totalmente accantonato nonostante un piglio deciso anche se grezzo per il calcio italiano ma forse la vera scommessa è Taider, cavallo di ritorno che pare essersi disperso a soli 23 anni dopo una carriera che l’ha portato forse troppo in alto troppo in fretta. Tra gli esclusi cronici ci sarebbero anche Morleo e Mbaye ma si tratta di due casi probabilmente irrisolvibili anche per mister Donadoni.

Ecco che si arriva quindi all’ultimo punto del lavoro che da oggi dovrà essere svolto accuratamente dal tecnico rossoblù: il mercato. In una rosa ormai di trenta elementi dopo i ritorni in gruppo di Ceccarelli, Zuculini e Pulzetti vanno fatte delle scelte ed operati chiaramente dei tagli di tutti gli atleti ritenuti completamente fuori dal progetto tecnico per dare spazio ad altri più funzionali o semplicemente snellire l’organico per lavorare meglio a Casteldebole. In vista di gennaio però Donadoni deve individuare i ruoli in cui si sente più debole e scoperto consegnando a Corvino identikit ben precisi per evitare sorprese sia dal punto di vista tecnico che anagrafico: in parole povere niente ibridi o scommesse. Le risultanze di questa prima parte di stagione ed in particolare della gara di Torino (affrontata con 8/11 della formazione che già sudava a Castelrotto a luglio) suggeriscono l’inserimento di almeno tre profili. Innanzitutto un attaccante di categoria che possa affiancare Destro, giocargli attorno ma anche sostituirlo in caso di necessità quindi un centrocampista di qualità magari anche con buoni tempi di inserimento ed infine un difensore di fascia magari ambidestro. Tre uomini sono l’esigenza minima, tutto il resto è materia di studio per Donadoni.

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