Un anno di Serie A: i sorrisi, le lacrime, le delusioni e le soddisfazioni di un campionato che emoziona ancora


Un commento di quanto accaduto in Serie A nella stagione 2016/2017: dal dominio Juve alla salvezza del Crotone, dal record della Dea al flop dell’Inter

– di Tiziano De Santis –

La Juventus festeggia il 6° scudetto consecutivo allo Juventus Stadium (ph. Ilfattoquotidiano.it)

Che anno è stato in Serie A? Non sarebbe stato scontato parlare, nello scorso agosto, di aspettative concrete circa delle appassionanti favole calcistiche che, al termine della stagione, sarebbero state figlie di uno dei campionati meno entusiasmanti d’Europa, a detta dei più. E invece, quando meno te lo aspetti, il calcio riesce ad inchiodarti sulla poltrona, polverizzando intere ore tra pronostici, conferme e smentite, pianti, gioie, trofei e delusioni. Tante sono le pagine da raccontare, a cominciare dal dominio assoluto di una Juventus solida, compatta e difficilmente piegabile dagli avversari, almeno in Italia. Forse il tema più indiscusso, il suddetto, nelle famose chiacchiere da bar prestagionali del nostro Paese. Dall’altro lato, tuttavia, non si può banalizzare l’epopea bianconera con un semplice e riduttivo “sono i più forti, possono solo perderlo questo campionato“, perchè per arrivare a ben 6 scudetti consecutivi devono incastrarsi una serie di fattori economici e di campo che possano permettere l’attuale supremazia dei pluripremiati campioni d’Italia, a cominciare dal fatturato. Le cifre –  si parla di circa 550 milioni di euro – sono a dir poco mostruose, inarrivabili in casa Roma, Napoli, Lazio, Milan e Inter. Merito di uno stadio di proprietà, come anche delle vittorie in A e in Champions, habitat naturale per diversi anni di un Milan stellare e attualmente terra di conquista della corazzata di Massimiliano Allegri. Due finali in tre anni rappresentano un bilancio niente male per chi, sabato sera, sarà chiamato a disputare a Cardiff la partita più importante della stagione contro il Real Madrid di Cristiano Ronaldo e Zinedine Zidane. Tornando in casa nostra, un occhio particolare spetta di diritto alle rivali (almeno a inizio anno) della Juventus, Roma e Napoli per prime.

I giocatori della Roma esultano nel match contro il Genoa (3-2) al gol di Perotti (ph. Italia.vavel.com)

I giallorossi hanno il merito di aver terminato il 2017 al 2° posto a quota 87 punti, a sole 4 lunghezze dalle zebre di Torino. Un bottino certamente importante, considerando il fiato sul collo dei partenopei di Maurizio Sarri. Che Roma sia una piazza difficile per chi vi lavora non è una novità: le aspettative sono tante, la pressione del pubblico non indifferente. Ma quello stesso calore dei supporter capitolini permette, d’altro canto, di poter raccontare una cosiddetta pagina nella pagina, quella dell’addio del più grande capitano della storia romanista, Francesco Totti. Le emozioni, il pathos del mondo intero si concentrano nel campo dell’Olimpico al termine di Roma-Genoa, quando il più grande numero 10 della storia giallorossa saluta per l’ultima volta la propria arena, da gladiatore vero e riconosciuto tale da un popolo che lo ha amato sino ad anteporlo ai risultati e al grande lavoro di Luciano Spalletti. L’allenatore ex-Zenit, nonostante un 2° e 3° posto nelle ultime due annate, ha deciso di lasciare la propria creatura in mano altrui, alla luce di un ambiente ormai ostile e del bisogno di una nuova avventura. Ecco scatenarsi, dunque, nel mese di giugno, una girandola di allenatori non indifferente, con Spalletti dato ormai al 99% sulla panchina dell’Inter per il prossimo anno ed Eusebio Di Francesco vicinissimo a riprendere una storia d’amore mai chiusa con la Lupa di James Pallotta. Se Napoli, nonostante il “riduttivo” 3° posto di fine stagione, ha potuto godere del miglior calcio d’Italia (e non solo) grazie alle giocate da fenomeni di Hamsik, Mertens, Insigne e Callejon (basi solide, per Sarri, da cui ripartire il prossimo anno con l’obiettivo-primato), Milano si è rivelata, invece, ancora una volta – l’ennesima – una città osservatrice della lotta scudetto.

Vincenzo Montella viene alzato in aria dai giocatori del Milan al termine del match casalingo contro il Bologna: vittoria ed Europa per i rossoneri (ph. Zimbio.com)

Inter e Milan hanno chiuso la propria annata calcistica rispettivamente al 6° e al 7° posto della graduatoria di A, dopo un vero e proprio derby finale per la conquista dei preliminari di Europa League. A spuntarla è stato il Diavolo di Vincenzo Montella, capace di riportare nel football continentale una squadra con tanti pregi, ma anche con tante lacune. Se l’impegno dei rossoneri non si può certamente mettere in discussione, la rosa allestita per l’ultima volta da Adriano Galliani e Silvio Berlusconi non è parsa all’altezza delle prime posizioni della classifica, ragion per cui la nuova dirigenza (Fassone e Mirabelli) si è già messa all’opera per poter “consegnare in mano all’allenatore almeno 2/3 della futura squadra nel prossimo luglio“. Ecco allora subentrare, di prepotenza, la fine di una pagina lunga 30 anni e condita da ben 28 trofei: Silvio Berlusconi è stato, infatti, “costretto” ad affidare la propria più bella creatura in mano ad un nuovo presidente,  Yonghong Li, imprenditore cinese con dietro una probabile base solida in quanto a fondi da destinare a mercato e risanamento finanziario delle casse del Milan. L’acquisto – solo da rettificare – di Franck Kessie, centrocampista ivoriano di potenza e qualità dell’Atalanta dei record, vuole essere la prova lampante di un fondamento vero e fondato delle promesse dei nuovi proprietari rossoneri; l’arrivo a Milano di Mateo Musacchio dal Villarreal e le trattative in corso per Lucas Biglia e Alvaro Morata, assieme alla tentazione Belotti, fanno da cornice ad una possibilità economica non indifferente ed alla volontà di riportare la società milanese nel posto in che più gli compete, i vertici del calcio italiano e mondiale.

Alejandro Dario Gomez, attaccante dell’Atalanta, esulta dopo il gol realizzato contro il Chievo nell’ultima di campionato (ph. Corrieredellosport.it)

Se i tifosi del Diavolo posson tornare a sognare, i cugini nerazzurri sono intrappolati nell’oblio di speranze e certezze sicuramente poco seducenti alla luce dell’ennesimo eterno rimandare i trionfi ad un futuro migliore: nonostante gli onerosi investimenti di mercato della scorsa estate, l’Inter si è ritrovata ancora una volta senza lo spirito di gruppo che possa far grande una rosa. A subirne le conseguenze sono stati ancora una volta gli allenatori nerazzurri Frank De Boer (autore di un vero e proprio disastro tecnico-tattico) e Stefano Pioli (capace di ottenere un filotto di risultati utili non indifferenti, prima di essere esonerato dopo l’ultimo mese e mezzo da dimenticare). L’arrivo di Walter Sabatini come nuovo coordinatore tecnico del Suning Sports Group e la delusione del presidente Zhang regalano, tuttavia, un buon auspicio al popolo del Biscione, con la speranza che la voglia di far bene l’anno prossimo non si riveli ancora una volta una fresca e utopica illusione del torrido caldo estivo. Accanto ad un cielo più buio che azzurro, ilare e festoso tuona il “cielo sempre più blu” di un’Atalanta da sballo, autrice di una calvalcata spettacolare e del raggiungimento del 4° posto solitario in classifica: i ragazzi di Gian Piero Gasperini hanno dimostrato di poter competere con chiunque – superando anche la grandissima Lazio di Simone Inzaghi – all’alba di un’Europa che verrà e di un settore giovanile capace di sfornare da anni giocatori di prospettiva futura, ma anche presente. La favola di una Dea vincente e convincente si intreccia con quella del Crotone di Davide Nicola, fuori dalla A sino a 9 giornate dal termine della stagione ed in grado di sostenere un vero e proprio ritmo Champions nell’ultimo mese e mezzo di campionato, con ben 20 punti portati a casa e una salvezza diventata realtà all’ultimo grazie anche ai numerosi scivoloni dell’Empoli di Martusciello, retrocessa in B assieme a Pescara e Palermo. Un libro ricco di pagine esaltanti ed inappaganti, insomma, quello della Serie A 2016/2017, all’insegna di una stagione bella, avvincente, sofferta, elettrizzante, deludente, almeno sino al prossimo sequel, con l’intermezzo di un mercato che ha tutto per diventare rocambolescamente infuocato, per molte società, nella prossima incandescente estate.

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