Un caso di scuola, una città che ragiona al contrario: l’alibi di Pioli è Guaraldi, lui lo sa e ci marcia sopra, ma va esonerato per provare a raddrizzare la situazione


Faccio una premessa. Non ce l’ho con Stefano Pioli, l’ho sempre ritenuto un discreto/buon allenatore e quando l’anno scorso a marzo-aprile fu accostato al Napoli per un grande progetto non mi sono scandalizzato. Detto ciò però, ora va esonerato dalla guida tecnica del Bologna. E vi dico il perché, a parere mio, senza perdere altro tempo. In emergenza bisogna ragionare per priorità e non continuare a fare l’errore di vedere tutto come un grande calderone dove nulla funziona, società, allenatore, giocatori. E’ necessario scindere e fare dei distinguo perché la vera urgenza è scendere in campo la domenica e fare punti, allo scopo primario ed assoluto di non retrocedere. Dunque, gli errori di Guaraldi, di Zanzi e di altri che certamente sono stati commessi ed hanno in parte causato questa situazione si consegnano alla storia. La macchina del tempo per cambiare gli eventi non è stata ancora inventata e quello che succede sul rettangolo verde va valutato a parte da tutto il resto. Ciò che conta è quello che puoi fare domani.

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Pioli e Guaraldi, divorzio in vista?

 

Il Bologna ha un gruppo di giocatori dalle qualità tecniche complessive non eccelse e, proprio per questo, il lavoro dell’allenatore assume un valore ancora più importante. Continuare a sostenere che questa squadra è scarsa e basta (per altro la società per bocca del vice presidente Pavignani al Pallone Gonfiato Live ha sostenuto il contrario dicendo che così ci si può salvare) non fa altro che ingessare ogni tentativo di invertire la tendenza della debacle. Il Bologna non ha un vero bomber ed altre importanti lacune. Ma 22 giocatori non si possono cambiare, 11 neppure ed il rendimento di questi, complice anche la tanta confusione creata dai continui cambi di modulo, scende e non cresce, come dovrebbe, ogni partita.

La prima cosa in assoluto, la famosa priorità, nonché urgenza, è trovare un’identità, un’idea collettiva di come uscire dalle sabbie mobili, di come riuscire a costruire piccole certezze che possano poi diventare grandi certezze a cui sapersi aggrapparsi nelle difficoltà. La partita di Firenze per atteggiamento di squadra e dei singoli ci dice che in tal senso il gruppo è svuotato. Ignorare questo fondamentale dato, adducendo come tesi il valore scarso della rosa, significa implicitamente auto condannarsi alla retrocessione. A metà dicembre non lo puoi fare per mille ragioni tra cui il fatto che ci sono ancora molti mesi di campionato e che in fondo alla classifica sembra quasi che ti stiano aspettando. Mister Pioli ha avuto molto tempo ed occasioni per costruire qualcosa in tale direzione, ma per sua stessa ammissione il gruppo se fa un passo avanti poi ne ha fatti due indietro. Dare un’identità a questo gruppo di giocatori che lottino su ogni pallone vendendo cara la pelle è l’unica cosa che si deve pretendere subito. In questo tentativo Pioli ha fallito ed è la ragione per cui va esonerato.

Ad oggi non se ne faccia una questione di soldi, perché è evidente che all’allenatore che subentra e si prende il rischio, bisogna chiedere due cose in modo netto: grande motivazione e accettare uno stipendio base basso con un ricco premio salvezza, che sarebbe poi facilmente assorbibile dai 20-25 milioni che vale la mutualità della serie A. Si può fare e di allenatori pronti ad accettare tali condizioni sono convinto se ne trovi più di uno.

Ci sono momenti nello sport in cui l’immobilismo è il peggiore dei mali, il nemico numero uno. Questo è uno di quelli. Ci vuole la scossa.

Gherardo Resta

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