Un mese senza Diawara, le tappe di un suicidio sportivo


È trascorso un mese intero senza avere di fatto aggiornamenti sul futuro di Amadou Diawara. Ecco le tappe del suicidio sportivo del ragazzo

– di Marco Vigarani –

Un mese senza allenamento, senza uno spogliatoio da vivere, senza compagni che ti spronano a dare il massimo e senza un allenatore che ti consiglia. Un mese di parole non dette, di certificati e raccomandate, di sussurri e rabbia ricevuta da parte dei tifosi che fino a due mesi fa ti amavano alla follia. Certamente è vero che a 19 anni appena compiuti tutto ti scivola addosso con inconsapevole naturalezza e che con un paio di settimane di lavoro si ritrovano facilmente tono e condizione atletica, ma il mese vissuto da Amadou Diawara ha tutti i tratti di un suicidio sportivo. Quanto accaduto in questi trenta giorni tra il Bologna ed il suo giovane tesserato non ha precedenti ma ne crea di pericolosi tanto per il club felsineo quanto per l’intero sistema calcio, sempre più schiavo della volontà di calciatori che firmano un contratto per poi pensare subito alla prossima squadra, al rinnovo o all’adeguamento. Ripercorriamo le tappe salienti di questo periodo particolarmente complesso per il club rossoblù.

Amadou Diawara (ph. Zimbio)

Amadou Diawara è assente dal 10 luglio scorso, giorno della partenza per Castelrotto (ph. Zimbio)

È la mattina del 10 luglio quando Amadou Diawara non si presenta al raduno per la partenza verso Castelrotto nonostante la settimana trascorsa in Sardegna con i compagni fino a pochi giorni prima. I presenti sull’isola parlano di segnali di tensione successivi al botta e risposta a mezzo stampa tra il suo agente Piraino e mister Donadoni, i vicini di casa narrano di scatoloni pronti sulla terrazza dell’appartamento del ragazzo ma la realtà è che il guineano è sparito nel nulla con il suo contratto da 70mila euro più bonus. Lo cercano i dirigenti ed alcuni compagni ma il cellulare risulta spento ed irraggiungibile così il giorno dopo a Casteldebole arriva un certificato medico che attribuisce al giovane atleta uno stato di stress incompatibile con l’attività agonistica per un periodo di due settimane. Il Bologna medita sulla possibilità di multarlo, addirittura per qualche ora sull’opportunità di intentare una causa nei suoi confronti, ma poi si concentra soprattutto sul mercato cercando l’acquirente migliore per cederlo garantendosi una robusta plusvalenza utile a finanziare le future operazioni in entrata. Lo spogliatoio scarica ufficialmente Diawara per bocca del capitano Gastaldello e Donadoni se ne dimentica lavorando su Pulgar e Nagy come ideali sostituti nello scacchiere tattico rossoblù. La Roma però non ha la liquidità per chiudere l’acquisto, il Napoli offre 15 milioni ma non riesce a fare spazio in rosa cedendo Valdifiori, la Juventus osserva distante e moderatamente interessata: il mercato anche per il ragazzo diventa un problema.

Diawara in conferenza stampa

Sembra trascorso un secolo dalla prima conferenza stampa di un timido e commosso Diawara

Il Bologna riesce faticosamente a riallacciare i rapporti per interposta persona, chiede aiuto anche ad un agente noto nell’ambiente africano per mediare presso l’entourage italo-guineano del calciatore ma dopo le fatidiche due settimane riceve un nuovo certificato medico. Intanto si diffonde la notizia che Diawara non sia tornato a casa ma si trovi in realtà vicino a Milano ed abbia richiesto materiale tecnico ed un preparatore per iniziare a lavorare in vista della prossima stagione da giocare chissà con quale maglia. La squadra intanto vive la sua tournée austriaca e sul mercato gli interessamenti non producono offerte concrete all’altezza delle ben note aspettative del Bologna: 15 milioni complessivi senza contropartite tecniche ma pagabili in formula da valutare. Alla linea mobida del club che punta alla cessione si oppone la presa di posizione dura del ragazzo concretizzata in una missiva firmata dal legale Pierfilippo Capello in cui si lamentano con forza le parole espresse da vari tesserati rossoblù sul conto di Diawara. Dopo le posizioni ancora distensive che filtrano da Casteldebole arriva però una nuova puntata della telenovela e stavolta con tanto di immagini: il ragazzo si fa intervistare a Milano insieme al ct della Guinea da alcuni giornalisti connazionali e parla anche della sua condizione fisica deficitaria a causa del mancato ritiro con il club d’appartenenza. Dallo staff ci si affretta a negare la veridicità dell’intervento pubblico di Diawara ma le fotografie sono una prova pesante da cancellare e così si arriva allo scadere del primo (e speriamo ultimo) mese di questa strana vicenda in cui tutti hanno qualcosa da perdere ma della quale ancora non si intravede l’epilogo.

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