Uno sguardo alla Lazio a 11 giorni dall’esordio


Analizzando la Supercoppa giocata contro la Juventus, scopriamo pregi e difetti della Lazio di Pioli, primo avversario del Bologna in Serie A

– di Luca Nigro –

La finale di Supercoppa disputata sabato a Shanghai, aldilà della pessima regia televisiva e delle disastrose condizioni del terreno di gioco, ha comunque offerto spunti interessanti soprattutto a livello tattico. Entrando nello specifico, più che analizzare la Juve (Allegri ha riproposto un più “contiano” 3-5-2), visto l’incombente esordio del Bologna all’Olimpico, preme mettere sotto la lente di ingrandimento lo schieramento e le conseguenti variazioni attuate dalla Lazio durante tutto l’arco della gara.

Danilo Cataldi, jolly della formazione biancoceleste  (ph. Zimbio)

Danilo Cataldi è il jolly della formazione biancoceleste (ph. Zimbio)

Pioli, almeno inizialmente, ha schierato l’undici titolare con un 4-2-3-1. Uno schieramento molto elastico nei fatti, perché i due esterni bassi Radu e Basta in fase di possesso si sono mossi dalla linea di centrocampo in su, lasciando i soli Gentiletti e De Vrj davanti a Marchetti. Biglia e Onazi, inizialmente mediani con compito di fare da schermo al reparto difensivo, hanno coperto gran parte del campo, spostando il baricentro in base alle varie fasi di gioco. Ma il vero jolly tattico di una Lazio, apparsa comunque in ombra e molto indietro di condizione, è il giovane Cataldi: schierato come trequartista di contenimento, è riuscito almeno fino al gol del vantaggio Juventino di Mandzukic, a muoversi bene tra le linee proponendo una buona qualità quando i suoi attaccavano, contenendo Marchisio in fase di non possesso, vincendo spesso molti duelli nella fase nevralgica del campo.

Gabbia di laziali contro Pogba in Supercoppa  (ph. Zimbio)

Gabbia di laziali contro Pogba in Supercoppa (ph. Zimbio)

Davanti però è palesemente mancato l’ultimo passaggio. Candreva non è riuscito a rifinire, mentre Felipe Anderson non è quasi mai riuscito a proporre le sue consuete ripartenze, eccezion fatta per due accelerazioni sulla fascia destra poco prima del cambio. In avanti, sia Klose prima che il subentrante Djordjevic poi, sono sembrati avulsi e fuori dal gioco. Spesso preferivano andare incontro alla palla che attaccare lo spazio. L’idea iniziale di Pioli, era forse quella di dare maggior spazio agli inserimenti dei due trequartisti Candreva e Felipe cosi da creare maggiori pericoli alla retroguardia juventina. In realtà, il gioco di anticipo e il pressing a tutto campo della squadra di Allegri, hanno scombussolato i piani alla squadra dell’ex tecnico bolognese visto che la casella tiri in porta dentro lo specchio, è rimasta miseramente vuota.

Durante il match, quello che maggiormente è saltato all’occhio è stata la disposizione in campo dei biancocelesti che molto spesso, hanno attuato un 2-5-1-2 nel quale la punta centrale, stazionava dietro i due finti trequartisti, di fatto gli uomini più avanzati. Le cinque sconfitte consecutive dal 18 Luglio ad oggi, per i biancocelesti suonano come un pericoloso campanello di allarme. In dodici giorni, sarà difficile poter cambiare passo, nonostante Pioli nel dopo partita si sia detto soddisfatto dell’atteggiamento dei suoi. Gli imminenti impegni con Bayer Leverkusen nel preliminare di Champions e con il Bologna alla prima di campionato, possono ancor di più amplificare il cattivo momento in cui si trova la Lazio.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *