Uso e abuso del prestito: la nuova frontiera del mercato


Nel corso dell’ultimo calciomercato abbiamo assistito al proliferare di forme più o meno creative del prestito di calciatori, ecco i casi più curiosi: da Pozzi a Obeng

– di Marco Vigarani –

Calciomercato all'AtaHotel di Milano

Atahotel di Milano, la sede del calciomercato

Fatta la legge, trovato l’inganno. Questo è forse uno dei motti che meglio rappresentano l’essenza stessa dell’essere italiani con tutte le accezioni positive e negative del caso: la capacità di adattamento immediato e la flessibilità possono infatti sfociare in mezzucci ed espedienti. Il mondo del calcio ovviamente vive anche di soluzioni creative a maggior ragione in una fase in cui la scarsità di fondi è ormai un dato consolidato. Per anni l’Italia è stato l’unico luogo al mondo in cui due società potevano condividere la proprietà di un calciatore, passandosene il tesseramento di anno in anno o addirittura mandandolo in prestito presso un terzo club. Le comproprietà sono state un mezzo indispensabile per condividere rischi e costi ma soprattutto per compilare correttamente bilanci altrimenti imbarazzanti ma la pacchia è finita ed allora ci si è ingegnati per trovare nuove soluzioni. Il primo mercato di gennaio senza la possibilità di stipulare compartecipazioni ha visto fiorire nuove forme contrattuali che meritano un approfondimento tenendo ovviamente un occhio di riguardo al Bologna.

Ibrahima Mbaye in conferenza stampa

Il Bologna ha l’obbligo di riscattare Mbaye in caso di promozione

La forma più classica resta quella del prestito con diritto di riscatto come nei casi di Krsticic e Sansone con il Bologna che ha la facoltà di acquistare l’intero cartellino a fine stagione ma nessun obbligo nei confronti della Sampdoria. Con la medesima formula all’ultimo minuto la Roma ha prelevato Spolli dal Catania mentre nei giorni precedenti aveva ceduto Destro al Milan nonostante il desiderio del ragazzo di inserire un obbligo di riscatto, ma il caso più curioso è sicuramente quello di Pozzi che il Chievo potrà riscattare per una somma simbolica di 1000 euro. L’obbligo di riscatto, norma inserita nell’ordinamento calcistico italiano solo nel luglio 2014, però è stato sicuramente la formula più utilizzata per spostare alla prossima estate una spesa da inserire quindi nel bilancio successivo. Tale clausola può essere automatica come nel caso di Shaqiri all’Inter o vincolata a svariati fattori: numero di presenze (fissate a 12 per Santon all’Inter) o alla conquista di un obiettivo (la promozione in Serie A per Mbaye al Bologna). Ritrovato anche il prestito biennale che i rossoblù avevano usato la scorsa estate per collocare Cherubin all’Atalanta e che l’Inter ha impiegato per prelevare Brozovic dalla Dinamo Zagabria.

Bonazzoli è stato acquistato dal Genoa ma lasciato in prestito all'Inter (ph. Zimbio)

Bonazzoli è stato acquistato dalLa Sampdoria ma lasciato in prestito all’Inter (ph. Zimbio)

Esaurite le forme più classiche, passiamo a quelle decisamente creative impiegate come veri e propri escamotage. C’è ad esempio il caso del difensore Munoz, in scadenza di contratto a giugno con il Palermo, che è passato alla Sampdoria in prestito per poi firmare con il Milan in estate a parametro zero. Le società di calcio poi sempre più spesso acquistano un calciatore per stipulare immediatamente un prestito lasciandolo al club di provenienza o piazzandolo presso una squadra amica. I casi più recenti sono quelli di Bonazzoli, attaccante dell’Inter prelevato dalla Sampdoria ma lasciato in nerazzurro fino al termine della stagione, o di Ponce che la Roma lascerà al Newell’s Old Boys in prestito fino alla prossima estate. Ad oltrepassare anche questo limite è stata l’Inter che addirittura ha fatto sostenere le visite mediche al difensore Murillo trovando l’accordo con il Granada per rilevarne il cartellino soltanto a giugno. C’è poi un caso che sta facendo discutere: quello del ghanese Obeng del Santarcangelo. Sfruttando il suo status di extracomunitario già attivo in Italia infatti il Napoli lo ha tesserato lasciandolo in prestito in Romagna solo per liberare uno spazio per uno straniero in più dalla prossima estate. Si tratta del secondo caso per lo stesso giocatore visto che la Roma aveva seguito lo stesso iter sempre con Obeng.

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