Valli: “Mi volevano in Cina, ora mi diverto in Virtus”


Ripercorriamo la puntata di ieri del Pallone Gonfiato Monday Night, interamente dedicata a Giorgio Valli, tecnico della Virtus Bologna

– di Luca Nigro –

Giorgio Valli si è legato alla Virtus fino al 2017 (ph. Virtus)

Giorgio Valli sarà allenatore della Virtus fino al 2017 (ph. Virtus)

Puntata del Pallone Gonfiato Monday Night interamente dedicata al basket, quella andata in onda nella serata di lunedi. Ospite dell’ideatore e conduttore Alberto Bortolotti, il coach della Virtus Bologna Giorgio Valli. In studio, insieme a loro, anche Marco Vigarani e Massimo Righi. Si comincia con i dettagli della chiamata sulla panchina bolognese: “Sono arrivato in corsa. Mi avevano chiamato per fare la voce tecnica della partita. Ero andato a Torino a vedere Mancinelli, col quale ho avuto modo di lavorare a Milano. Il mio procuratore, milanese, al ritorno mi ha chiesto di fermarci nel capoluogo lombardo a mangiare una pizza e in quel momento mi disse che la Virtus doveva cambiare allenatore e che ero uno dei papabili per la panchina. Io tra l’altro, avevo già avviato dei contatti per andare ad allenare in Cina. Lì mi offrivano anche un ottimo contratto. Ma come tutti sapete, alla fine le valigie sono rimaste a casa ed è incominciata questa avventura nella quale credo ci stiamo divertendo”. Il tema di discussione, poi si sposta sulle condizioni degli impianti. A Gaziantep, città turca a soli 40 km dal confine siriano, è stato costruito un palazzetto nuovo di zecca da 8 mila posti. In Italia, a parte qualche isola felice, Bologna per esempio con la sua Unipol Arena è una di queste, le strutture anche nel basket, sono fatiscenti. Un’importante minusvalenza rispetto al resto dell’Europa. Valli, concorda: “Col mio staff proprio qualche giorno fa, facevamo questo tipo di considerazioni. Quest’anno, andando in giro per i campi di serie A, società abbastanza note non riescono a crescere perché vengono limitate dai loro impianti. Non ci sono angoli per i bambini ma soprattutto non c’è modo di coinvolgere le famiglie ad andare a vedere lo spettacolo che offre questo sport. Le strutture, sicuramente sono molto vecchie”.

Un grande Ray non basta alla Virtus (ph. Virtus)

Allan Ray, insieme a Valli in bianconero per altri due anni (ph. Virtus)

Archiviata la discussione sull’impiantistica, si ritorna a parlare di basket. Sull’esperienza di Milano in Eurolega, di certo non esaltante, il coach virtussino dice la sua: “Non amo tanto parlare delle altre squadre e dei miei colleghi. Posso solo dire che cambiare ogni anno tanti elementi in una squadra, non è una buona cosa e non ti aiuta perché gli alti livelli li raggiungi si con i buoni giocatori, ma soprattutto con lo studio e la coesione dei vari reparti e la conoscenza dei giocatori. Spesso a Milano succede che tengano uno o due giocatori, cambiando ogni anno assetto alla squadra. Non è facile in questo modo raggiungere determinati equilibri”. Si rimane sul tema delle rose, spesso rinnovate interamante ogni inizio stagione. La Virtus però, punta a discostarsi da ciò, visto che ha confermato il proprio coach fino al 2017 con un progetto tecnico ben preciso. Cosa molto importante, anche perché i tifosi di una squadra, assoggettati ogni anno ai tanti cambiamenti, potrebbero esserne disorientati: “Credo – dice Valli, che ogni singolo tifoso europeo ma ancor meglio quello italiano, si debba identificare con la squadra ma non può farlo se le figurine dell’album, cambiano ogni anno. Per trovare un’identità bisogna fidelizzare il tifoso ma al contempo, noi dobbiamo fidelizzare i giocatori con il pubblico. Per questo credo che la mossa di Villalta e Crovetti, sia stata molto importante nel confermare Allan Ray. E’ stupido tutte le volte dover cambiare perché un giocatore ha un punto in più o un rimbalzo in più quando magari lavorando tutti insieme, possiamo riuscire ad aumentare il rendimento così da mostrare le stesse facce, non dico tutte, ma dando la possibilità ai tifosi di voler bene a questi ragazzi. Un pubblico che voglio ringraziare perché anche domenica sera, in una partita importante qual’era quella contro Brindisi, erano in 7 mila. Questi sono dati importanti e penso che la Virtus, rispetto al resto dell’Italia, abbia una controtendenza positiva”.

L'ex giocatore della Virtus, ora presidente, Renato Villalta

Il presidente bianconero Renato Villalta (ph. Virtus)

In ottica programmazione, ovvero quale sia il momento migliore per pianificare una nuova stagione, il coach bolognese ha le idee chiare: “Una società intelligente e seria, deve farlo ogni giorno. Nell’attimo in cui capisce di avere un progetto dichiarato e nell’attimo in cui riesce a trovare persone adatte per compierlo e portarlo avanti, sono convinto che tutte questi componenti vadano legati. Adesso abbiamo dei dirigenti seri all’interno della società. La stessa è più snella e in tal senso gran parte del merito va dato a Crovetti, che a mio parere ha fatto una grande lavoro grazie anche a Villalta e Albertini che gli hanno dato carta bianca”. Bortolotti poi, sposta l’argomento sulle competenze di direzione sportiva. Nel caso in cui Arrigoni dovesse lasciare, Crovetti si occuperebbe della parte più economica mentre Valli di quelle tecniche, ancor di più di quanto fatto fino ad ora. Sarebbe uno scenario realistico? Il coach non si tira indietro: “ Sicuramente Bruno (Arrigoni ndr) è molto importante per noi. Di certo ci ha dato la sua esperienza. Io sono molto abituato a guardare i giocatori in prima persona. A gennaio sono andato in California per vedere tutti quelli che giocano nella seconda lega professionistica americana e devo dire che anche i miei collaboratori Fedrigo e Cavicchi, sono molto importanti perché loro guardano anche i campionati europei e quelli di A2 Gold e Silver così da poterci confrontare a 360 gradi. Per questo credo che gli allenatori debbano decidere, perché sono loro che tutti i giorni si ritrovano in palestra. Ovviamente, fatto tutto in concerto con la società anche se con cifre non altissime come quelle che ci sono per esempio nel calcio. Ad inizio stagione eravamo partiti con un budget, poi ridimensionato in corso d’opera. Ma nonostante ciò, un allenatore deve saper fronteggiare questo tipo di situazioni”. Sull’ottima stagione di Jeremy Hazell, Valli risponde così: “Per me la crescita di un giocatore va ricercata nel gruppo. Qui in Italia purtroppo, giochiamo una volta a settimana e ci alleniamo tanto. Gli americani che arrivano qui da noi, non sono abituati a tanto lavoro. In questa fase della stagione, alcune squadre che hanno anche sette o otto statunitensi nel proprio roster, fanno un po’ fatica. Hazell però, come gli altri americani, si è calato nella nostra realtà e lui insieme a tutti noi credo si stia divertendo”.

Juvonte Reddic, nuovo arrivo in casa Virtus (ph. Virtus)

Juvonte Reddic, ultimo arrivato in casa Virtus (ph. Virtus)

La discussione si fa ancor più interessante quando si inizia a parlare di basket giocato e di cosa si discute nei momenti dei time out: “Gli americani – dice Valli– che sono la parte più importante della squadra, hanno una mentalità diversa dalla nostra. Sono ragazzi molto semplici e soprattutto sono votati alla positività. Per cui non si deve perder tempo a dire cosa non va perché, verrebbe immediatamente rigettato. Quindi un coach deve essere sintetico, positivo e proporre quello che devono fare. Ovviamente bisogna mettere enfasi su certe situazioni su cui durante le settimane e i mesi precedenti hai lavorato. Il tempo di un time out e poco quindi devi essere veloce nelle spiegazioni su attacco e difesa”. Sulla partita vinta contro Brindisi, la Virtus ha schierato un quintetto tutto americano. Coach Valli, la spiega così: “Più che guardare chi comincia, bisogna focalizzarsi su chi finisce le partite. Mazzola per esempio, è uno che nel finale ci da quel qualcosa in più visto la sua irruenza. Per questo ho preferito farlo partire dopo cinque minuti. Reddic, stava facendo grandi progressi nelle ultime settimane ed era giusto dargli una chance dall’inizio. White veniva da un problema al riscaldamento, quindi era meglio metterlo subito in campo insieme a Ray, Gaddy e Hazell. Per tutti questi motivi ho deciso di partire così. Io non guardo la nazionalità, ma chi sta meglio per me parte dall’inizio. E’ ovvio che alla fine ho bisogno di tutti e chi si merita gioca i minuti che contano nell’ultimo quarto”. Sulla scelta di Reddic ad inizio stagione, la domanda è come sia maturata la candidatura dell’americano, uno che gli altri avevano praticamente messo da parte: ”Reddic è un ragazzo su cui abbiamo scommesso. Un po’ come tante squadre che hanno pescato dei rookies appena usciti dai college e per la prima volta si affacciano nel nostro campionato e non tutti si conoscono bene. Soprattutto ti rendi conto del loro valore, quando li alleni. Noi possiamo visionare centinaia di video ma finché non hai questo rapporto quotidiano, fai fatica a capirne le qualità. Penso che a Pesaro avessero un doppione e per questo giocava un po’ fuori ruolo. Noi peraltro avevamo preso Gilchrist che è un bravissimo ragazzo, ma non aveva quella propensione naturale nello stare dentro l’area e in quel momento Pesaro mandava via Reddic che a me piaceva perché lo avevo visto a Cervia in precampionato. Dopo aver trovato l’accordo per rescindere con Gilchrist, tra noi e Juvonte è stato un matrimonio naturale e credo ci stia ripagando. Tra l’altro lui ha grandi margini di miglioramento”.

Fontecchio è stato protagonista contro Capo D'Orlando

Simone Fontecchio è uno dei giovani talenti bianconeri (ph. Virtus)

Un altro giocatore importante di questa Virtus, è Matteo Imbrò. Molto incisivo nella vittoria su Brindisi, ma spesso discontinuo in questa stagione. Valli spiega il suo rendimento altalenante: “Matteo è reduce da un’operazione al ginocchio, la storia ci dice che ci vuole almeno un anno per tornare a certi ritmi. Lui si è operato a febbraio 2014, quindi ci sta che non sia al massimo. Anzi, ha anche bruciato le tappe ed è stato bravo perché da questo punto di vista è un soldato. Se gli dici di allenarsi per otto ore, lui si allena per nove pur di andare in campo la domenica. Adesso inizia a darci qualcosa in più, visto che sta migliorando fisicamente”. Il leader indiscusso del quintetto bianconero, è di sicuro Allan Ray, ma un italiano di gran talento, incomincia a ritagliarsi il suo spazio è Simone Fontecchio che Valli, elogia: “Simone studia per diventare un leader. Si sa prendere delle responsabilità, nonostante la giovane età. Un suo pregio è soprattutto l’umiltà nel volere imparare. A me piacciono i giocatori che vengono in palestra per divertirsi ma soprattutto per migliorarsi perché solo se ti migliori individualmente, offri un grande contributo all’intera squadra. Quest’anno credo che siamo stati bravi ad individuare dei ragazzi con queste tipologie, anche se con tutti i limiti che hanno, posso garantire che domani verranno all’allenamento con un grande spirito, vogliosi di fare di più”. Sulla partita di sabato prossimo a Reggio Emilia, il coach bolognese conosce le insidie che questa gara può avere, soprattutto contro una squadra che sta davvero disputando un’ottima stagione: “Una formazione forte in casa e molto aggressiva. Devo dire che Reggio Emilia, ha tante caratteristiche simili alle nostre. Noi all’andata li abbiamo battuti perché avevamo molte energie in corpo. Per vincere, ce ne vorranno il doppio abbinate ad un pizzico di maturità in più. Sono passati quattro mesi da quella partita. Noi qualcosa abbiamo aggiunto ma non possiamo prescindere dalla forza fisica. Bisogna che corriamo il doppio di loro e stare molto attenti in difesa visto che Reggio, ha grandi realizzatori”.

Predrag Sasha Danilovic, eroe dello scudetto 1998 (ph. Virtus)

Predrag Sasha Danilovic, eroe dello scudetto 1998 (ph. Virtus)

Ma la Virtus, dopo la vittoria contro Brindisi, è tornata prepotentemente in zona play off, nonostante il -2 in classifica. Per tutte le problematiche avute ad inizio stagione, raggiungere questo obiettivo, sarebbe un grande risultato: “Noi cerchiamo di vincere sempre. Adesso abbiamo un brutto calendario e tutte trasferte difficili. Dopo Reggio, andremo ad Avellino, Milano, Trento e Cremona. Nelle prossime otto, affronteremo tre gare in casa e cinque fuori. Non è di certo il calendario migliore anche se proveremo fino alla fine a fare del nostro meglio pensando però una partita alla volta. Sembra banale dirlo, ma a parlarne si rischia che ci giri troppo la testa. Cerchiamo di divertirci e migliorare la squadra tecnicamente. Non ci sarebbe gusto nel fare i play off e non avere le qualità adatte per farli. Ad una festa ci vai se hai il vestito adatto, altrimenti ci torni l’anno dopo. Il nostro obiettivo rimane la salvezza, riconfermare più giocatori possibili il prossimo anno e la crescita tecnica. Ovvio che se raggiungeremo i play off già adesso, saremo contentissimi e molto soddisfatti”. Trento rivelazione del campionato, ma secondo Valli, non solo: “Trento da neopromossa di sicuro lo è. Ma credo che debba essere fatto un plauso soprattutto a Cremona perché, nonostante il budget limitato ed un profilo basso, gioca con buoni risultati, si sta mantenendo ben al di sopra della zona retrocessione e può firmare giocatori nazionali come Vitali e Cusin. Penso che sia un’isola felice, in un panorama che è in discesa”. I tifosi sono una parte importante, il tecnico bianconero ne è consapevole: “Per una squadra giovane come la nostra, entrare all’Unipol Arena e vedere 7 mila persone che ti accolgono con belle facce, tifando e cantando per tutti i quaranta minuti, è molto importante e per noi fa la differenza. Il nostro ottimo rendimento in casa, lo dobbiamo anche a loro. Avere il pubblico sempre dalla tua parte, è fondamentale”. Si chiude, inevitabilmente con i ricordi storici, lo scudetto e l’Eurolega vinta a Barcellona nel 1998. All’epoca Valli, era assistente di Ettore Messina: “Eravamo arrivati lì molto affaticati e scarichi, soprattutto Danilovic. Quello però era un gruppo granitico. Un mix di giovani e vecchi che si era coeso, oltre ad essere di grande talento. E alla fine abbiamo fatto questa doppietta, anche grazie alla serie di cinque partite storiche di cui le prime quattro le vinse la squadra in trasferta e la quinta vinta da noi in un modo stoico. Credo che nemmeno uno sceneggiatore dei miglior film sportivi, l’avrebbe potuta scrivere così. Di quel periodo mi sono rimasti bei ricordi e un ottimo rapporto con Sasha Danilovic”.

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