Vendere per comprare. Dalla Juventus al Pescara è la nuova regola


Il mercato in A dalla Juventus al Pescara si sblocca solo con le cessioni. Pogba e Higuain ma anche Lapadula e De Roon, il Bologna attende l’addio a Diawara

– di Marco Vigarani –

Pogba è sempre più il trascinatore della Juventus (ph. Zimbio)

La Juventus ha venduto Pogba per pareggiare il bilancio del mercato estivo (ph. Zimbio)

La regola non scritta del calciomercato prevede che i tifosi sognino acquisti a raffica sin dal primo giorno disponibile riempiendo nel più breve tempo possibile tutte le caselle del puzzle pur non disdegnando i colpi scenografici dell’ultimo giorno. Non è una sorpresa: l’estate è più che mai il periodo dei sogni in cui immaginare un futuro migliore a prescindere da qualsiasi condizione economica. Mai come in questo 2016 però i club della nostra Serie A si sono mossi con tempi lunghi e circospezione in primis per attendere esiti e prestazioni di competizioni come Copa America ed Europeo ma anche ovviamente per ragioni più pratiche. C’è una rigida lista di tesserati da consegnare alla Lega poche ore dopo la chiusura del mercato e soprattutto sono finiti per tutti i tempi delle spese folli ed incontrollate. Chiamatela crisi o fair play finanziario, ma la realtà nuda e cruda è che nessun proprietario oggi ha più voglia di investire denaro a fondo perduto in beni effimeri come i calciatori che da un giorno all’altro possono sparire nel nulla o ribellarsi ai contratti fino ad ottenere la cessione. Adesso la strada da percorrere si chiama autosostentamento ed è un obiettivo comune perseguito ormai dalla maggioranza dei club italiani che infatti nel corso di questa estate hanno prima venduto qualche pezzo pregiato della rosa e poi reinvestito parte del ricavato in qualche acquisto. Per la precisione sono ben 13 su 20 le società che si sono private di almeno un tesserato importante per il proprio livello: nell’elenco c’è spazio quindi per l’addio di Lapadula al Pescara ma anche per quello ben più patinato di Higuain che ha provocato una mezza rivolta a Napoli.

Diawara Bologna (ph. Zimbio)

È Diawara la speranza del Bologna di fare cassa per rispettare i vincoli imposti da Saputo (ph. Zimbio)

Non fanno eccezione i campioni in carica della Juventus che hanno finanziato tutto il proprio ricco mercato con la cessione di Pogba al Manchester United giungendo attualmente ad un pareggio tra entrate ed uscite, condizione in cui si trova anche l’immobile ChievoC’è poi chi invece finora ha incassato molto più di quanto non abbia speso e quindi si prepara a vivere un ultimo mese intenso: dal già citato Napoli alla Sampdoria delle svendite (+33 milioni grazie alle cessioni di Soriano, Fernando e Correa), fino ad Atalanta e Udinese che hanno venduto benissimo i centrocampisti De Roon e Zielinski. In questo scenario decisamente ben chiaro però spicca una manciata di club che continua ad avere i conti in rosso tra acquisti e riscatti di cartellini: su tutti Roma ed Inter che superano i 30 milioni di deficit seguite dal Bologna che arriva quasi a 20 di cui circa metà per nuovi arrivi come Verdi, Krejci, Nagy e Di Francesco e la restante parte per riscattare Rizzo, Donsah e Destro. Per i rossoblù la soluzione di questo problema non potrà essere rappresentata da un ulteriore investimento firmato Joey Saputo, munifico imprenditore che ha già dilapidato quasi 100 milioni in due anni, ma dalla capacità del management di porre rimedio nel migliore dei modi alla vicenda Diawara. Il ribelle centrocampista in fuga da quasi un mese è la chiave di volta per riuscire a tornare quasi in pari e rispettare i paletti imposti dal Canada anche se i 20 milioni di ipervalutazione sono ormai diventati un lontano miraggio.

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