Ventura va, Tavecchio no: il calcio italiano resta fermo dopo l’Apocalisse


Alla fine paga solo il ct Ventura che riceverà comunque lo stipendio fino a fine contratto. La permanenza di Tavecchio come garanzia di immutabilità

– di Marco Vigarani –

Giampiero Ventura è stato esonerato ma Carlo Tavecchio non si muove dalla presidenza federale (ph. Eurosport)

Sono bastate meno di 72 ore per far finta che l’eliminazione dal Mondiale non sia mai esistita o che almeno non rappresenti la vergogna epocale che invece opprime ancora il cuore di milioni di italiani. Ieri la riunione in FIGC ha di fatto deciso di ignorare l’esito devastante del risultato del campo scegliendo l’unica opzione obbligatoria con l’esonero del ct Ventura pur garantendogli la parte restante dello stipendio (circa 800mila euro). Mentre anche gli spettatori più distratti partecipano ormai da giorni ad una crociata per il rinnovamento profondo del calcio, i vertici del movimento però hanno optato per l’immobilismo e la difesa strenua della poltrona.

In un mondo del lavoro fatto di contratti a progetto e di precarietà, nessuno si prende la responsabilità di un fallimento sportivo senza precedenti. Sì, perchè nel 1958 l’Italia fu esclusa da un Mondiale a 16 squadre mentre invece lunedì è rimasta fuori da una competizione a 32. Salta ovviamente la testa di Ventura ma non quella di chi gli ha affidato l’incarico arrivando a proporgli un prolungamento solo pochi mesi fa: il presidente Tavecchio resta incollato alla poltrona grazie all’appoggio di tanti amici dispersi nelle varie categorie e tra i club. La sola voce fuori dal triste coro è quella di Damiano Tommasi, presidente dell’Assocalciatori, che ha abbandonato la riunione non appena ha capito che la rivoluzione sarebbe stata messa nuovamente in stand-by: “L’unica cosa che volevamo sentirci dire era che si ripartisse da zero con nuove elezioni ma il presidente federale ha detto che non si dimette“.

Carlo Ancelotti potrebbe diventare nelle prossime ore il nuovo ct scelto da Tavecchio

Tra un no comment e tante difese poco convincenti, gli altri protagonisti sono usciti dalla sede romana della FIGC senza vergognarsi per l’agonia a cui hanno condannato intere generazioni di tifosi che provano ad innamorarsi ancora di un calcio che invece continua a respingerli tra risultati disastrosi, limitazioni di ogni sorta, impiantistiche da Terzo Mondo ed una frammentazione del calendario che non lascia più spazio alla vita sociale. Non è rimasta più neanche la sacralità del rito estivo del Mondiale, capace di riunire famiglie e gruppi di amici senza differenze anagrafiche o di sesso: tutti uniti sotto un tricolore che quest’estate resterà nell’armadio.

Ora che restano soltanto macerie però è stata confermata la fiducia nell’ingegnere che troverà un nuovo capocantiere a cui chiedere di lavorare utilizzando i detriti. Ieri sera si è sbandierata la possibilità di ingaggiare un nome prestigioso, forse Carlo Ancelotti, ma qualsiasi scelta potrebbe avere forse lo stesso valore visto che ancora una volta in Italia i responsabili di un fallimento resteranno impuniti. Persa l’occasione di ripartire da zero dopo il trionfo del 2006, si sceglierà di non farlo neanche dopo aver toccato il fondo undici anni dopo ed anzi si preferirà iniziare a scavare per scoprire fino a quale profondità si riusciranno a nascondere la dignità della nostra nazione.

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