Verso Montecarlo: una mattinata nella casa di Rafa Nadal


Il racconto di una mattina di lavoro alla Rafa Nadal Tennis Academy con il campione spagnolo che si allena per i prossimi impegni

– di Alberto Bortolotti –

L’allenamento di Rafa Nadal nella sua Tennis Academy

“Road to Montecarlo”. E a quel punto ti spieghi perchè la Rafa Nadal Tennis Academy non ha solo un numero sterminato di campi in sintetico (oltre a ground di calcio e atletica, piscine, campi da basket e paddle, zona atterraggio elicotteri, caffetteria, “tienda” della Nike, struttura coperta, ecc.) ma anche un “centralino” in terra rossa (purtroppo le cui righe sono “inchiodate”. Dico, verniciarle costava troppo?).
Il popolo nadalista lo segue con fedeltà cieca. Dai 10 spetattori delle 10 di mattina (stretching con elastico in felpa, poi due raggi di sole e vai di canotta, fisico scolpito per girls and ladies in visibilio) ai 200 delle 11, con due sparring, il fidato Carlos Moya e il giovane Pablo, promessa iberica. Il primo si esibisce in movenze antiche e il secondo è uno sparafucile come si conviene ai tempi contemporanei.
Rafa prova con ossessione calcolata due colpi, il cross bimane sempre più stretto e il longline di diritto, chiaro che non sempre è preciso, come le sfide con l’altro “divino” Roger (è stato qui, lo svizzero, per l’inaugurazione: i due si rispettano molto) hanno dimostrato.
L’occhio attento dello zio Toni scandisce i tempi, mentre attorno si fa lezione normalmente e l’unico credo è quello di tirare più forte possibile (ovvio, stando dentro le righe): così vuole l’erede del “jeau de paume”, ma qui di piume ne sono avanzate poche.
La sensazione è di una macchina oliata e professionalissima, ma anche di un ragazzo carino e gentile, pronto ai selfie, alla battuta, compiaciuto dell’interesse che genera ma senza inutili orpelli da divo. Entra in campo da solo, senza body guard, porta il fascio di racchette, se arrivano dei tifosi per una foto non si fa pregare. Pare uno che si renda conto di come, in fondo, la vita gli abbia sorriso parecchio.
Ora partono i tornei, in teoria, suoi. Federer rientra solo a Wimbledon, Djokovic e Murray non sono sembrati all’apice della forma. Vediamo presto, sotto gli occhi attenti di Alberto di Monaco, se il buen retiro di Manacor è servito.

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