Virtus e Fortitudo: ecco il derby! Per una notte Bologna torna Basket City


Stasera Virtus e Fortitudo tornano a sfidarsi nel derby: dopo quasi otto anni Bologna vive febbrili ore d’attesa anche se il risultato serve a poco

– di Marco Vigarani –

Predrag Danilovic, leggenda della Virtus

Predrag Danilovic, leggenda della Virtus

Stamattina a Bologna solo i bambini più piccoli si sveglieranno pensando ai regali della Befana. Questo è uno degli effetti provocati da otto anni d’assenza del derby: le nuovissime generazioni non ne hanno memoria. Dopo mesi di schermaglie e provocazioni sempre più accese però anche i più giovani dovrebbero ormai aver intuito ciò che si scatenerà stasera sul parquet dell’Unipol Arena. Bologna per una notte vivrà nuovamente il sogno di Basket City, la capitale italiana dei canestri ed uno dei principali poli continentali della disciplina rievocando dolci ricordi dispersi tra Anni 90 e Duemila. Il derby non nasce in quel momento ma vive in quel preciso istante il suo massimo splendore. Un’età aurea in cui gli adolescenti in pantaloncini corti dovevano percorrere diversi chilometri prima di trovare un campetto libero in cui improvvisare sfide a canestro cercando di emulare i propri idoli. Da Danilovic e Myers fino a Ginobili e Basile ed ancora il peccato originale di Belinelli, scippato dalla Fortitudo alla Virtus approfittando di un momento di distrazione. Il derby all’ombra delle Due Torri si può capire solo vivendolo sulla propria pelle e non può essere paragonato a nessuna altra stracittadina sportiva semplicemente perchè l’essenza stessa della sfida mette in ombra la partita tra ricordi storici e paradossi squisitamente contemporanei.

Carlton Myers, icona della Fortitudo

Carlton Myers, icona della Fortitudo

Se chiudete gli occhi nell’attesa di questa sera vi ricordate davvero che Virtus e Fortitudo si affronteranno per la 14esima giornata di A2 e non per la Final Four di Eurolega? La risposta molto probabilmente è no e la domanda è volutamente retorica. A nessuno importa la categoria. Migliaia di spettatori avrebbero comunque fatto di tutto per ottenere un biglietto e poi lamentarsi puntualmente per i prezzi troppo alti o per la distribuzione impari dei tagliandi. La televisione satellitare ha deciso di trattare l’evento con tutti i crismi della magnificenza invadendo in massa l’impianto di Casalecchio di Reno per la disperazione dei giornalisti locali e delle piccole testate che seguono il basket bolognese ogni giorno dell’anno. Tutti ne hanno parlato. Ex giocatori, ex allenatori, cantanti, attori, politici, artisti, ristoratori: chiunque abbia natali felsinei o interessi in città non ha potuto esimersi dall’esprimere il proprio pensiero più o meno significativo sul derby. Si tratta di un fulcro fenomenale di interesse mediatico che riflette luce su chiunque vi si avvicini permettendo però di godere di un rapido oblio a prescindere dall’esito finale: qualsiasi previsione o ipotesi verrà dimenticata dopo la sirena finale. Ed in quel momento si penserà soltanto alla gara di ritorno a campi invertiti.

Ramagli e Boniciolli ieri in conferenza stampa (ph. Virtus)

Ramagli e Boniciolli ieri in conferenza stampa (ph. Virtus)

Derby è amore e odio, significa completarsi davvero solo in presenza dello storico nemico. Contraddizioni e paradossi che vivono e si amplificano sotto i portici. Le provocazioni da entrambe le parti sono iniziate in estate sin dal momento della presentazione alla stampa dei singoli giocatori ma ieri i due tecnici hanno presentato fianco a fianco la sfida in una cornice lodevolmente votata alla beneficenza che ricorda a tutti che i problemi veri vanno oltre una palla che entra o meno all’interno di un canestro. Un giorno in più per preparare la sfida o un acciacco fisico improvviso sono stati oggetti del contendere verbale per tutta la settimana ma oggi nessuno se ne ricorderà più al momento della palla a due. Giovani contro anziani, bianconeri contro biancoblù, conigli contro piccioni. E alla fine il risultato non avrà nemmeno una reale importanza visto che il campionato di A2 prevede una sola promozione e si presenta come un’estenuante maratona in cui l’esito di una sola gara conta poco o nulla. Perchè vittoria o sconfitta erano vitali solo quando Basket City esisteva davvero, non possono esserlo oggi che ne viviamo uno sbiadito ricordo. Il tempo di un coro, di una bandiera che sventola fuori dal finestrino di un’automobile, di una frecciata al collega o al compagno di banco e da domani sarà tutto come prima. Il derby sarà alle spalle ma in fondo non sarà mai finito.

Print Friendly



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *