Virtus, paga il pugno di ferro in guanto di velluto: l’analisi di Michele Teglia


Praticamente un’impresa. Dopo una serie di partite chiuse da ultimi quarti in stile “ciapanò”, la Virtus riesce appunto nell’impresa di andare ad espugnare un campo difficile come quello di Brindisi, perdippiù comandando largamente e padroneggiando nel punteggio per larghi tratti di gara. Prima dell’inizio, però, la situazione pareva veramente grigia e con poche vie d’uscita: virus intestinale per Walsh che non parte nemmeno per la Puglia e settimana che definire burrascosa è poco, con allenamenti procrastinati ad orari consoni più a dei dopolavoristi (nel senso buono del termine) che a dei professionisti, con un intento prettamente punitivo verso chi poco tende ad impegnarsi ed a spremersi per il bene comune (e della Virtus). Meglio pochi ma buoni (ed asserviti alla squadra più che alle proprie cifre), deve aver pensato Giorgio Valli, più che mai sulla tolda di comando bianconera, ammiraglio incurante degli spifferi di “non riconferma” che lo sfiorano ma non lo scalfiscono e che soprattutto non ne ammorbiscono le azioni, anzi…; sì, meglio pochi ma buoni: King re-inserito nei 12 a causa della malattia di Walsh, ma poi quasi subito utilizzato nel primo quarto alla bisogna, a differenza di Motum (che si capirà, mano a mano che si disputa la partita, non rientrare tra le neo-scelte del coach), caldo e comodo col cuscino e panchinato usque in finem. Lo stile di gioco della Virtus a Brindisi lo potremmo definire old school (pallacanestro d’antan per gli italianisti): rotazioni ridotte ai minimi termini ed ognuno ben consapevole del proprio ruolo da svolgere in campo, ma soprattutto da aparte di tutti la volontà di rifornire i lunghi spalle a canestro sulle tacche, un po’ per permettere di creare opportunità ed opzioni offensive a Ebi, Jordan e King, picchiando dove il dente brindisino duole, ed un po’ per togliere la palla dalle mani degli esterni, che durante la stagione (Walsh ed Hardy in particolare) protraevano troppo a lungo i possessi ed i palleggi d’assestamento, permettendo così alle difese avversarie di ri-posizionarsi correttamente.

Virtus vittoriosa in trasferta a Brindisi

Virtus vittoriosa in trasferta a Brindisi

L’idea “semi-nuova” è quella secondo la quale gli esterni possano (e debbano) procurarsi vantaggi ed opportunità attraverso delle condizioni d’isolamento piuttosto che dal P&Roll (oltretutto così agendo i lunghi rimangono sempre profondi e pronti per la conversione dei lob che possono venir loro recapitati, inoltre già ben posizionati per i rimbalzi offensivi). Il piano partita è così piuttosto chiaro ed evidente, come lo era stato peraltro una settimana prima contro Reggio Emilia, il tutto condito con un reiterato uso e sfruttamento di una zona 2-1-2, abbastanza velenosa e dotata di accorgimenti tecnico-tattici modellati alla bisogna: come spingere sul fondo contro i blocchi sulla palla che Brindisi usa sfruttare per attaccarla, negando di fatto un normale sviluppo offensivo agli avversari. Ciò che è importante notare, aldilà della vittoria, è come sia stata ritrovata un’identità di squadra e, soprattutto, una filosofia di gioco più consona ai giocatori a disposizione; d’accordo, con la zona come difesa base si va poco in là, tuonerebbero i soloni, ma in tempi di vacche magre questo è in grado di passare il convento (solo 7 giorni fa incombeva seriamente il pericolo retrocessione, occorre ricordarlo); è l’evidente riprova che, quando ad un allenatore viene lasciata carta bianca in merito alle immediate soluzioni da adottare, i risultati in termini di compattezza di squadra (e pure di risultati) non tardano ad arrivare. Ecco la ragione principale della necessità di porre gli allenatori al centro dei progetti, come alfieri della proposta tecnica, ma pure leader di un’indispensabile ed imprescindibile continuità; e non, come avviene allo stato attuale, alla stregua di banderuole esposte a tutte le bonacce, sempre con la spada di Damocle di esoneri sulla testa ad ogni piè sospinto, spesso giubilati per giustificare a livello societario le deficienze di altri ambiti.

MICHELE TEGLIA

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