Vittorie simili per Virtus e Fortitudo, ma Ramagli e Boniciolli sono opposti


Tanto simili sul campo nelle vittorie, quanto differenti nell’atteggiamento dei tecnici Ramagli e Boniciolli: ecco il weekend di Virtus e Fortitudo

– di Alberto Bortolotti –

Ci sono molte similitudini nelle vittorie in contemporanea, entrambe dentro i confini regionali…o quasi (Pesaro è un pezzo di Romagna in territorio marchigiano), di Virtus e Fortitudo. Entrambe due assenti: dal roster di Boniciolli i lunghi Chillo e Gandini, in quello di Ramagli il play Gentile e il numero 4 ancora non tesserato.

Ambedue dominatrici dell’intera gara (cosa tutt’altro che scontata), con l’avversario/padrone di casa lì, a ruota, a un’incollatura, pronto a mettere il muso avanti ma mai riuscito a rendere reale la possibilità. Perfino l’andamento del punteggio prevede analogie: 21, 24, 18, 18 i quarti bianconeri, 23, 24, 22, 22 quelli biancoblù. Curiosa la simmetria dei secondi tempi, equa distribuzione con leggero calo produttivo rispetto ai primi (Segafredo meno prolifica, gara più “difensiva”). E’ diverso l’assetto: Fortitudo più perimetrale (52 punti su 91 degli esterni), Virtus più propensa a giocare sotto (51 punti dei lunghi, ivi inclusi Gentile e Rosselli).

Ramagli e Boniciolli, coach di Virtus e Fortitudo (ph. Virtus)

Sono diversissime peraltro le conferenze stampa dei tecnici. Ramagli è il buon papà che sottolinea l’affetto dato e ricevuto da Gentile e si coccola un rinforzo che forse non ha inseguito ma ha certamente accolto come il figliol prodigo. Giornalisticamente dà meno titoli rispetto al rivale e amico (…) ma promana un’aura di serenità paciosa. L’arguzia è da livornese ma non esibisce nessuna impuntatura tosco-marinara.

Boniciolli ha un clichè fisso, uno stereotipo brevettato. La partenza è sempre dedicata agli avversari, ed è elogiativa qualunque siano risultato e contesto. Della serie: se ho vinto, sono comunque meglio io (vero). Poi excursus sugli assenti e sulla difficoltà di fare allenamento (anche qui, verissimo, ma ogni volta…). Poi, si passa ai nemici del popolo: i giovani ingrati che dove sono ora fanno un po’ schifo (leggasi Candi, soprattutto, poi Ruzzier, Campogrande e Montano), e i commentatori gufi, come fossimo alla Leopolda. In questo percorso predeterminato la partita è un oggetto indistinto sullo sfondo, quando in realtà sarebbe interessante concentrarsi sui perché tecnico-tattici si sono vinte tre gare consecutive, tutte in trasferta e sempre incerottati (e qui, il girotondo dei campi di allenamento…eh?). Vabbé, de gustibus…

Voglio dire una cosa su coach Matteo. Andando ospite nel professionale e affettuoso salotto di Jack Bonora e co. ha fatto intendere che gradirebbe fare il coach azzurro. Seriamente, non è adatto, sai quanti match ingaggerebbe con Gazzetta e Sky, e non sarebbe come entrare in contenzioso con il PG o il Carlino. Però, il giorno che andasse in pensione Tanjevic, allora sì. Un progetto lo disegnerebbe bene e avrebbe le qualità per seguirlo. Il confronto quotidiano con avversari veri e – molti di più – immaginari lo regge a fatica.

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