Zuculini: “Ora sto bene, a Bologna sono un altro giocatore”


Franco Zuculini si presenta in una chiacchierata a tutto tondo, dalle origini, alla crescita, fino ai problemi fisici e alla rinascita. E Bologna è per lui un nuovo inizio

– di Massimo Righi –

Franco Zuculini in conferenza stampa a Casteldebole

Franco Zuculini in conferenza stampa a Casteldebole

Franco Zuculini è argentino, classe 1990, nativo di La Rioja nell’Argentina orientale. Come tanti ragazzi sudamericani, la sua storia inizia sui campetti di periferia: “Ho mosso i primi passi con mio fratello nel Club Atletico Independiente de Escobar, poi sono passato al Racing Club, dove la mia mentalità è cambiata e ho cominciato a sentirmi un calciatore a tutti gli effetti. Agli allenamenti ad Avellaneda ci portava mio padre e spesso il viaggio si allungava parecchio perché da casa mia al campo c’era molta strada, ma col traffico potevamo impiegarci anche quattro ore. Papà Marcelo ha fatto tanto per noi, anche il fine settimana portava tutti e due a giocare, il più delle volte in posti diversi e arrivando anche poco prima della partita. Se si può dire un manager? No, ci ha sempre dato consigli da padre”. Come tutti, anche Franco è cresciuto col mito di Maradona: “In Argentina è come Dio anche se in famiglia non si seguiva il calcio prima che io e mio fratello iniziassimo a giocare. Io ho pure il tatuaggio di Maradona sulla gamba e quando mi ha chiamato in nazionale, ho scoperto che era tranquillo, disponibile, sempre pronto a consigliare anche fuori dall’allenamento, dove invece faceva le cose semplici, proprio lui che è il migliore”. In Argentina c’è l’imbarazzo della scelta per i modelli da seguire: “Per il mio ruolo guardavo molto Redondo e Mascherano, che gioca ancora, degli attaccanti invece Batistuta e Crespo erano i più forti”. Si professa anche un credente moderato: “Ma se dicessi che vado spesso a messa mentirei. Diciamo che credo in Dio e penso che quando tutto va bene è merito suo”.

Dopo il grave infortunio al ginocchio che lo ha colpito durante la sua militanza nel Real Saragozza, Zuculini ha dovuto riprendersi dal trauma, rimettendosi in gioco: “Dopo quel che è successo al Saragozza, dove non mi hanno riconfermato, sono dovuto ripartire. Non stavo bene nell’insieme, il ginocchio faceva male e sono stato un anno senza allenarmi come si deve, poi sono tornato in Argentina e pian piano ho ricominciato a lavorare sul campo con l’Arsenal de Sarandì”. E Bologna è per lui un nuovo inizio: “Si, lo considero tale, dopo tutto quel che ho passato. Sono anche cambiato fisicamente e mentalmente e si può dire che sono un nuovo calciatore”. Zuculini fuori dal campo, ha anche due passioni, la musica e il disegno: “Mi è sempre piaciuta la musica, mi ha tolto i pensieri quando stavo male e mi ha aiutato a stare meglio. Quando sono arrivato a Bologna ho subito guardato dove poter mettere il pianoforte in casa ed è stato il primo acquisto che ho fatto. Mi piace il blues, ma l’ultima canzone che ascolto prima di scendere in campo è di Jim Morrison per darmi la carica”.

Riguardo all’impegno di Latina, le assenze sono molte ma Franco non ha dubbi sull’affidabilità del gruppo: “Il Latina è forte, sarà una guerra, bisogna andare là con la testa giusta, come abbiamo fatto a Vicenza. Ci sono tanti infortunati e anche se sono giocatori importanti, ce ne sono altri che sono pronti a sostituirli e a giocare subito, si vede dagli allenamenti”. Il suo impegno non è passato inosservato ai tifosi, che lo apprezzano ma lui non si sente un idolo: “Gli idoli sono altri, certo fa piacere che la gente riconosca quel che stai facendo, vuol dire che qualcosa di buono lo sto mostrando. Metto sempre cuore e grinta perché è nel mio carattere e so che devo migliorare tecnicamente. Sono felice di come stanno andando le cose, all’inizio ho pagato un po’ il ritiro che mi ha proprio ammazzato!” E guai a dirgli se l’espulsione di Perugia l’ha condizionato: “Non ho fatto nulla. È vero, sono entrato deciso, ma ero in campo da cinque minuti ed era il primo fallo che facevo, non mi sono preoccupato a riguardo”. Domenica, Franco ha partecipato in Piazza Maggiore all’esibizione dei Bradipi, squadra di basket in carrozzina, sedendosi sulla sedia a rotelle: “E’ stata una bella esperienza. La prima cosa che ho pensato è che io a partita finita mi posso alzare e andare via, loro no. Questo fa riflettere parecchio sulla fortuna che abbiamo noi e su quanti problemi inutili ci facciamo”. Infine, per chi tifa Franco Zuculini? “Tifo per il Racing Club, ma sono molto affezionato e grato anche all’Arsenal de Sarandì, il club che mi ha dato la possibilità di riprendermi dopo l’infortunio che ho subito in Spagna”.

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