Serie A

Torino, con il Milan non hai saputo osare. Flop Belotti e Rincon, bene Ljajic

Alberto Gervasi
19.04.2018 08:30

Il Torino ha perso altri due punti contro un avversario che, pur andando in vantaggio, è calato visibilmente nella ripresa. Belotti ha sbagliato il quinto rigone degli ultimi 6 calciati, e Iago Falque ha continuato nel suo momento negativo, non riuscendo a dare un contributo sia in fase offensiva che in copertura.

-di Alberto Gervasi-

Nulla di fatto: è la sintesi perfetta della partita fra Torino e Milan. Sicuramente per il risultato, che penalizza più i granata rispetto ai rossoneri, e per la classifica che, visti gli altri risultati, aumenta il distacco da Atalanta e Sampdoria ma diminuisce quello dalla Fiorentina. L’Europa adesso dista 5 punti, con lo scontro diretto di Bergamo contro l’Atalanta dietro l’angolo e il campionato che corre via senza fermarsi. Il Torino ha pagato l’errore di Belotti su rigore (il quinto sbagliato negli ultimi 6) e lo shock successivo, lasciando fare gioco a un Milan che ha dimostrato tutti i suoi limiti ed è calato troppo presto nella ripresa. Ci pensi l’allenatore, perché cambiare un rigorista non vuol dire mai declassare un calciatore, meno che mai un capitano. Tatticamente la squadra era stata disegnata per fare una partita che in realtà non è riuscita a interpretare: il possesso palla di Verona, seppur sterile in alcune circostanze, non è stato riproposto; i centrocampisti centrali Rincon e Baselli, costantemente in inferiorità numerica rispetto alla mediana avversaria formata da 3 uomini, sono andati spesso in difficoltà e, dulcis in fundo, l’abbassamento sia di Ljajic che di Iago Falque alla ricerca di palloni giocabili ha creato confusione in mezzo e svuotato il reparto avanzato. Non è stato un caso che la squadra è apparsa revitalizzata dall’intuizione di Mazzarri di richiamare Iago per inserire un vivo e pimpante Edera.Dall’ingresso del giovane attaccante la squadra ha interpretato nel migliore dei modi il 3-4-1-2 e lo stesso Edera si è destreggiato benissimo nel ruolo di seconda punta, sia col fisico che nelle scelte. La prova che, dopo una serie interminabile di gare consecutive, forse Falque potrebbe rifiatare a vantaggio del compagno, più grintoso nell’attaccare e più portato a giocare a fianco di Belotti. Il prodotto di due squadre che condividono gli stessi problemi nel reparto avanzato non poteva che essere un pari, inutile per la classifica ma veritiero per quanto visto nei 90 minuti. Il Milan, dopo aver trovato il vantaggio, si è espresso bene, soprattutto sulla fascia sinistra con Borini e Bonaventura che si sono spesso scambiati posizione e hanno creato qualche problema a De Silvestri: il centrocampista ex Atalanta, allargando la posizione, ha permesso qualche inserimento di Rodriguez, propositivo ma innocuo in zona cross. Milan e Torino, insomma, hanno dato vita alla partita del “vorrei ma non posso”, entrambe in condizione di poterla portare a casa, chi nel primo tempo e chi, invece, nella ripresa. Alla fine, però, nessuna ha saputo osare, e se il Torino dovrà fare la corsa su chi sta avanti i meneghini dovranno guardarsi le spalle dalle inseguitrici che incombono. C’ha provato Gattuso a stravolger il sistema di gioco con l’ingresso prima di Cutrone e poi di Andrè Silva: l’inserimento del portoghese ha trasformato il classico 4-3-3 in un 4-4-2 d’assalto, con Borini e Bonaventura a presidiare le fasce e Locatelli con Kessiè in mezzo. Il cambio di modulo ha, paradossalmente, avvantaggiato il Toro che, in contropiede, ha creato le situazioni migliori con lo sprint di Edera e le avanzate di Ljajic. Mazzarri, probabilmente a torto, ha deciso di non modificare lo schema tattico, complice il solito e puntuale guaio muscolare occorso a Obi che ha strozzato l’inserimento di Berenguer che poteva trasformare lo scacchiere in un 3-4-3 puro a svantaggio di Ljajic. Il serbo è comunque risultato il migliore e l’unico in grado di creare in una squadra che, se fosse andata in vantaggio a inizio gara, probabilmente adesso si troverebbe con 2 punti in più e la consapevolezza di potersela giocare fino alla fine. Il calendario, a sorpresa ma non troppo, continua a regalare possibilità.

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