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Serie A

La Juventus è Campione d'Europa del debito: "Ecco perchè un club con 400 milioni di aumento di capitale ricorre a tecniche di rinvio dei costi"

La Juventus è Campione d'Europa.. del debito. La squadra bianconera non vive un momento d'oro dal punto di vista economico. Ecco un'analisi delle operazioni di mercato della società della Vecchia Signora condotta dall'edizione odierna del Corri

Ludovica Carlucci
06.09.2021 18:45

La Juventus è Campione d'Europa.. del debito. La squadra bianconera non vive un momento d'oro dal punto di vista economico. E' quanto emerge da un'analisi delle operazioni di mercato della società della Vecchia Signora condotta dall'edizione odierna del Corriere dello Sport e riportata dal portale Area Napoli. Quello della Juventus è il club che, nel 2020, ha aumentato più di tutti in Europa il proprio debito a lungo termine: +140 milioni. Dietro, staccato di molto, il Real Madrid a +60 milioni. 

L’operazione Pjanic-Arthur influenza, e di molto, il debito bianconero

A pesare in questa speciale analisi delle operazioni di mercato del club bianconero è l’operazione Pjanic-Arthur: “Sull’incremento del debito bianconero influisce l’operazione Pjanic-Arthur, in realtà compensazione tra debito e credito verso il Barça, ma le ultime operazioni segnalano un problema: perché un club con 400 milioni di aumento di capitale in ponte ricorre a tecniche di palese rinvio dei costi e degli esborsi finanziari? Per i costi vuole forse alleggerire i prossimi due bilanci per rientrare nel Fair Play Finanziario. Impresa disperata, date le perdite degli ultimi 3 anni (150 milioni) a cui si aggiungerà quella del 2020/21, certamente superiore a 200 milioni. La strategia di rinviare l’esborso (anche a costo di ridurre il potere negoziale nel prezzo del cartellino) rivela tensioni di cassa confermate dall’anticipo di 75 milioni della quota Exor”.

La trattativa che ha portato Locatelli alla Juventus 

La formula del pagamento dilazionato della Juventus nei confronti del Sassuolo per portare Locatelli a Torino è stata sicuramente tra le più discusse ancora prima della questione Ronaldo: “Nell’estate delle ristrettezze, in un mercato “creativo” dominato da formule di pagamento innovative, la Juve ha fatto uso disinvolto del debito. L’acquisto di Locatelli è un prestito con obbligo di riscatto del cartellino nel 2023: un acquisto a termine da 25 milioni, più 12,5 di bonus. Il riscatto è soggetto a condizioni così scontate da essere certo ma il club rinvia l’acquisto spostandone al futuro l’ammortamento, sempre che i revisori lo consentano. Il riacquisto di Kean (dopo il divorzio da CR7) segue lo stesso schema, simile anche nelle cifre.”

L’analisi del quotidiano sportivo prosegue con la domanda: che tipo di debito generano queste operazioni? “Anzitutto è debito occulto, perché mascherato da prestito ma badando alla sostanza, più che alla forma, i principi contabili internazionali esigono di dare visibilità agli impegni finanziari. Vedremo come sarà rappresentato l’obbligo di acquisto nel bilancio. Il problema è poi anche la finalità perché la funzione del debito finanziario è sostenere gli investimenti in ottica di lungo periodo, in concorrenza al capitale degli azionisti, mentre il debito commerciale serve a compensare la dilazione concessa sovente sulle vendite. Vendo un prodotto a un cliente che paga a 60 o 90 giorni e dunque pago le materie prime ai fornitori con analoga dilazione, per anticipare meno cassa. Nel caso di compravendita di cartellini (cioè beni patrimoniali) qual è la ratio di una dilazione, soprattutto pluriennale? Qualcuno si scandalizza per i due anni di prestito gratuito concessi dal Sassuolo alla Juventus, ma altri hanno acquistato giocatori con pagamento molto lungo: fino a 5 anni come l’Inter (Lukaku) e il Napoli (Osimhen) o 4 la Roma (Abraham). Dilazioni molto lunghe avvantaggiano i compratori.”

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