Calcio

Serie A, maxi blitz contro la pirateria: chiuso il 90 % delle IPTV illegali. Cosa rischiano i trasgressori?

La Guardia di Finanza oscura le IPTV illegali, scacco matto alla pirateria. De Siervo commenta: "Gli utenti finali rischiano il carcere"

Giuseppe Biscotti
24.09.2020 17:23

In Italia sono sempre di più coloro che preferiscono abbandonare le pay tv e sottoscrivere abbonamenti illegali per la visione di SkyDAZN Netflix al prezzo compreso tra i 10 e i 15 euro mensili. La Lega Serie A ha iniziato una lotta senza precedenti contro la pirateria che sta dando i suoi frutti negli ultimi mesi. La Guardia di Finanza di Gorizia ha messo in atto una maxi operazione in varie province italiane che ha visto come risultato la chiusura di 58 siti web, 250 domini web e 18 canali Telegram, circa il 90 % delle IPTV illegali presenti sul territorio italiano. Decine di milioni di euro il giro di affari annuale, 72 persone coinvolte nell'organizzazione criminale che si avvaleva delle ricariche su carte Postepay come sistema per i pagamenti degli abbonamenti piratati. 

 

Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, ha commentato con grande soddisfazione il blitz della Guardia di Finanza"E’ fondamentale, in un momento in cui i nostri tifosi non possono entrare negli stadi, proteggere al massimo gli appassionati che accedono con abbonamenti legali alla visione delle partite attraverso le piattaforme pay.La nostra attività di sensibilizzazione e l’ottimo lavoro della Guardia di Finanza stanno portando a grandi risultati, a tutela dei club, delle tv e dei consumatori finali. Chi usufruisce di servizi illegali va incontro a gravi conseguenze e va aumentata la consapevolezza nell’opinione pubblica dei rischi e delle pene in cui incorrono i fruitori finali ". 

 

LA PIRATERIA UNA MINACCIA PER IL CALCIO, COSA RISCHIANO GLI UTENTI?

Coloro che sottoscrivono abbonamenti illegali sono perseguibili dalla giustizia per violazione della legge sul diritto d’autore del 1941 – art. 171 octies l.633/1941, che sanziona, “chiunque a fini fraudolenti produce, pone in vendita, importa, promuove, installa, modifica, utilizza per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale“. Tale reato è stato reintrodotto nel codice penale italiano, tramite un intervento legislativo, nel 2003. I trasgressori rischiano tantissimo: multe dai 2.500 a 25 mila euro e pene dai 6 mesi ai 3 anni di carcere. 

 

 

 

 

 

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