Tokyo 2020

Jacobs, Bolt minimizza la vittoria e la stampa USA lo accusa di doping. Furia Malagò: "Qualcuno non sa perdere"

Il campione giamaicano sminuisce l'impresa dell'azzurro, mentre all'estero avanzano sospetti di doping. La risposta di Malagò

Francesco Rossi
03.08.2021 17:10

Jacobs - Il Messaggero

 

La storica vittoria dell'azzurro Jacobs nella gara dei 100 metri piani alle Olimpiadi di Tokyo 2020, ha fatto gioire tutto il movimento dell'atletica italiano, ma l'impresa dell'atleta di El Paso non è andata giù al suo paese natio: gli Stati Uniti. Infatti, la stampa americana - in particolar modo il Washington Post - ha avanzato delle pesanti insinuazioni circa la sua esplosione improvvisa nel mondo dell'atletica, riportando addirittura sospetti di doping. 

Il presidente del CONI Malagò, è voluto intervenire a riguardo durante un'intervista rilasciata a Rai Radio1. Ecco un estratto delle sue parole: "Le considerazioni di alcuni vostri colleghi sono veramente fonte di grande dispiacere e anche imbarazzo sotto tutti i punti di vista. Oggi ha risposto bene Paolo Camossi, allenatore di Marcell. Parliamo di atleti che vengono sottoposti quotidianamente ai controlli antidoping e quando fanno un record tutto si raddoppia. Il numero dei test è impressionante. Dispiace che qualcuno dimostri di non saper accettare la sconfitta. Per questo la mia è una difesa a spada tratta di Marcell".

BOLT MINIMIZZA LA VITTORIA DI JACOBS - In queste ultime settimane, la leggenda dell'atletica Usain Bolt ha rilasciato diverse dichiarazioni dove ha accusato il movimento di dare troppi "aiutini" tecnici agli atleti, come le nuove "superscarpe", dotate di una piastra in carvonio più grande della pianta del piede, la quale aiuterebbe gli atleti a battere dei record. Dopo la vittoria di Jacobs nei 100 metri, Bolt non si è complimentato affatto pubblicamente con l'italiano e difronte ad alcuni fans che mettevano a paragone Jacobs a lui, Bolt ha risposto con una storia Instagram dichiarando "Non facciamo paragoni". Una risposta strana quella del giamaicano, il quale è sempre stato noto per peccare troppo di superbia.