Calcio

Caso Neymar, l'attaccante si spiega su Instagram attraverso un post

Le parole della stella del Psg il giorno dopo l'accusa di razzismo rivolta a Gonzales nel match contro il Marsiglia

Tiziano De Santis
14.09.2020 21:13

Neymar Junior piange dopo la finale di Champions persa col Bayern (profilo social giocatore)

Dopo l'episodio di razzismo che lo ha coinvolto nella serata di ieri durante il match contro il Marsiglia, l'attaccante del Psg Neymar Junior è tornato sull'accaduto spiegando la sua posizione sul proprio profilo Instagram. Ecco il post dell'attaccante brasiliano.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Mais Amor ao Mundo! More love to the World! #noracism #saynotoracism #racismoaquinão

Un post condiviso da ene10ta Érre neymarjr (@neymarjr) in data:

Qui di seguito la traduzione:
Ieri ho reagito. Sono stato punito col cartellino rosso perché volevo colpire qualcuno che mi aveva offeso. Ho pensato di non poter lasciar passare senza fare nulla, perché ho realizzato che chi di potere non avrebbe fatto nulla. Che non se ne sarebbe accorto o avrebbe ignorato quello che è accaduto. Nella partita, avrei voluto rispondere come sempre, giocando a calcio. I fatti dimostrano che non vi sono riuscito. E che ho reagito. Nel nostro sport, le aggressioni, gli insulti, le brutte parole sono parte del gioco. Della competizione. Non puoi fartene condizionare. Capisco parzialmente questo ragazzo. Tutto fa parte del gioco. Ma il razzismo e l’intolleranza sono inaccettabili. Io sono nero, figlio di un nero. Nipote e bisnipote di un nero. Ne sono orgoglioso e non mi vedo diverso da chiunque altro. Ieri volevo che chi di dovere (gli arbitri o gli assistenti) fossero imparziali e capissero che non ci può essere spazio per un comportamento così pregiudizievole. Dopo aver riflettuto e aver visto tutto, sono triste per il sentimento di odio che possiamo provocare quando abbiamo una reazione a caldo. Avrei dovuto ignorarlo? Non lo so. Oggi, a mente fredda, dico di sì. Ma sul momento io e i miei compagni abbiamo chiesto aiuto agli arbitri e siamo ignorati. Questo è il punto. Noi che partecipiamo all’industria dello spettacolo dobbiamo riflettere. Un’azione può portare a una reazione: accetto la mia punizione perché avrei dovuto seguire un’altra strada, quella del calcio. Spero, d’altra parte, che anche chi ha offeso venga punito. Il razzismo esiste, ma dobbiamo fermarlo. Ne abbiamo avuto abbastanza. Questo ragazzo è stato un cretino. E lo sono stato anche io, per essermi fatto coinvolgere. Almeno posso girare ancora a testa alta oggi. Ma dobbiamo riflettere, perché non tutti i bianchi e i neri sono nella stessa situazione, il danno derivante dal confronto può essere disastroso. Che tu sia nero o bianco. Non voglio e non devo mischiare argomenti diversi, ma non scegliamo il colore della pelle e davanti a Dio siamo tutti uguali. Tornando a noi, ieri ho perso la partita e ho mancato di saggezza. Essere al centro della situazione o ignorare un gesto razzo non aiuteranno, lo so. Ma rendere pacifico questo movimento anti-razzista è un nostro dovere, così che anche i meno privilegiati possano avere naturalmente una loro difesa. Ci vedremo ancora, e sarà sul mio territorio, il calcio. Stai tranquillo. Sai cosa hai detto, io so cosa ho fatto. Più amore nel mondo”.

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