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Tra Scariolo e Djordjevic il sultano è Messina

La marcia di Milano, i ritardi della Virtus, i rimproveri a voce alta di Zanetti

Luca Corsolini
13.11.2021 10:36


Cronaca di una settimana non banale. Doveva essere quella dello svelamento della Virtus di Scariolo: preso un brodino, anzi un brodetto con Pesaro, al completo contro Valencia per l'ultima partita al Paladozza prima di andare, anzi tornare alla Segafredo Arena. È finita con una sconfitta difficile da digerire, secondo stop in Coppa. I due in campionato non pesano a chi ha appena vinto lo scudetto partendo dal terzo posto, ma in Europa serve ben altra concretezza in una stagione che non è solo un confronto a distanza col Partizan, sono tanti gli ostacoli.

Tra attacco e difesa

La Virtus è sempre, può essere sempre quella da 43 punti in un quarto, il primo visto contro Siviglia. Ci sono due soluzioni da trovare: come allungare quella brillantezza su 40 minuti, tenendo sempre alto il rendimento della squadra senza mortificare i singoli, sia quelli in campo che quelli in panchina; come evitare che alla fiera dei canestri partecipi anche, per trascinamento, la squadra avversaria, ovvero presentare una difesa solida. Contro Valencia, il primo problema è stata l'assoluta evanescenza dei lunghi, che ha spento la prima Virtus e, soprattutto, ha tenuto accesa la resistenza del Valencia. Poi, paradosso classico, Scariolo ha avuto problemi di abbondanza: deve far giocare tutti, quelli in forma per stare a galla, quelli ancora non al top per far crescere loro e la squadra. La formula vista, dei cambi fissi, non ha prodotto grandi risultati, e così in un attacco da grandi e tante firme nel finale di nuovo è stato Teodosic quello che si è preso la maggior parte dei tiri. Film già visto, la novità sono state le parole a fine partita di Zanetti che quest'anno parla anche da presidente, particolare non secondario, e ha chiesto spiegazioni a a Scariolo del black out prolungato nel secondo tempo.

Le vedove di uno, le vedove dell'altro

Puntiali nel dopo partita si sono affacciate sui social le vedove di Djordjevic. Anche questo fenomeno già visto, a cui ci dobbiamo abituare senza dargli troppo peso. Si danno giudizi definitivi a novembre, si sostiene che prima era meglio, qualcuno addirittura arriva a urlare che lo aveva detto subito che ...Poi, appunto perché è stata una settimana non banale, le vedove di Djordjevic, chiaro che qui non si parla di un allenatore o di un altro, ma delle reazioni f8n troppo istintive della gente, un fenomeno che il Civid ha accentuato, sono state zittite dalla prova di Milano. 21-3 nel primo quarto a Istanbul, a dire che il sultano al momento è Messina perché una squadra come Milano non ce l'ha nessuno, né in attacco, nonostante fin troppe leggerezze di Rodriguez, ne'in difesa quando, come ieri, Tarczewski gioca da big pur essendo solo il cambio di Melli che attualmente è il giocatore col maggior impatto, in Italia e pure in Europa. Lo scudetto del mercato lo aveva vinto la Virtus con Mannion, e con gli esterni la Segafredo può essere ancora avanti, ma sotto canestro comanda Milano, proprio per la concretezza a tutto campo di Melli. E sotto canestro si danno appuntamento le vedove che rimpiangono Gamble e Hunter. Fino alla prossima puntata.