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Playoff Daily #21 Troppa Virtus per troppa poca Olimpia: il riassunto delle prime tre partite

Finale scudetto di nuovo alla Segafredo Arena: un'altra partita della vitta per la banda di Djoerdjevic

Luca Corsolini
10.06.2021 19:34

Il 3-0 con cui la Virtus guida la finale scudetto, e domani si torna in campo alla Segafredo Arena, ma per una certa aria frizzante che si respira si dovrebbe dire che si torna. o forse finalmente si gioca a Bologna, è un risultato tanto perentorio, figlio di un dominio netto, in ogni parte del campo, in ogni confronto diretto, persino a livello emotivo, che si rischia di confondersi. Ad esempio non bisogna considerare la stanchezza, e mettiamo pure lo stress di Milano, che oggettivamente ha giocato una valanga di partite in più, la ragione del primato Virtus: semplicemente, la squadra di Djoerdjevic sta giocando meglio, molto meglio, con un furore anche difensivo mai visto, la difesa fanatica voluta dal caoch, e per questo Milano è sparita più in fretta dal campo. Poi, sparita ? Alla vigilia di gara 3, quando Messina, per l'evidenza dell'infortunio di Leday, e l'appannamento di altri, senza poter rinunciare ad Hines, perchè questo sì avrebbe voluto dire alzare bandiera bianca, ha messo in squadra Micov e Tarczewski, in un attimo le quote delle scommesse sono girate: l'Olimpia era tornata favorita. Se ha perso di nuovo, non ha fatto tutto da sola, anzi ci ha messo molto di più la Virtus: la difesa fanatica e pure spettacolare di Pajola, la superiorità fisica di Abass, la straordinaria partita di Weems. Chi c'era e chi ha visto la partita in tv ( conoscendo questi la straordinaria simpatia di Rae D'Alie, l'mvp delle qualificazioni olimpiche del 3x3 che ha aperto le porte di Tokyo al basket femminile azzurro ), non si stupisce, ma provate a raccontare a chi non ha visto che il pubblico si è messo a iurlare, nemmeno gridare, MVP, Em-Vi-Pi negli ultimi minuti. Vi diranno che i cori erano per Teodosic, per Belinelli forse. No, per Kyle Weems, tornato a essere il metronomo della squadra giusto in tempo per la finale.

Il patto del caffè

E'evidente che la Virtus ha un doppio vantaggio. Uno, segreto, fino a quando non sarà svelato, è rimasto al Palaverde, dove questa cavalcata  è cominciata, merito della De Longhi di Menetti e colpa di una squadra, la Segafredo, che sapendo di poter essere bella senza fatica, a quella fatica ha spesso rinunciato prima in stagione. Certo, Djordjevic vi rracconterà un lungo elengo di problemi, ma quelli sono stati superat, e questa è la sua prima medaglia, che ormai tutti gli riconoscono. Non contano, come non contano le scuse di Milano. Chi vince festeggia, chi perde spiega è un vecchio adagio di Julio Velasco. Il secondo vantaggio della Virtus è avere per proprietaria e sponsor un'azienda di caffè, dunque a leggere che esiste un patto del caffè, espresso, non americano, tra Teodosic, Belinelli e Markovic, che si trovano al bar prima delle partite chiave, non ci si stupisce come se i tre si dessero appuntamenbto in un negozio Armani. Al massimo vien da chiedere se hanno controllato se in quel bari servono miscele Segafredo, ma scherzi a parte, così come dopo l'interminabile trasferta di Madrid vedemmo un'altra Milano, così in questi giorni si vede un'altra Virtus. In gara 3 a metà di ogni quarto aveva già fatto un break: raggiunta è scappata di nuovo, fino all'apoteosi dell'ultimo quarto quando la fuga l'hanno firmata primariamente Abass e Pajola, con l'autografo lungo tutto una partita di Weems. E ancora, se Milano può lamentare motivatamente la stanchezza di una stagione massacrante, affrontata pensando in ritardo agli effetti del 6+6, o delle due partite a settimana in Eurolega, bisogna riconoscere un altro merito alla Virtus: nessun piagnisteo per l'assenza di Tessitori, che pure manca.

La partita della vita

Più è vicina al traguardo, per come ha cominciato a immaginarlo dopo Treviso, sapendo già di affrontare Brindisi, non per come lo aveva disegnato a inizio stagione, più la Virtus deve però pensare di essere ancora lontana dallo scudetto per arriuvarci davvero. Djordjevic stavolta non annoia nessuno se dice, per l'ennesima volta, che la sua squadra e i suoi tifosi sono alla vigilia della partita della vita, Milano non è più un fuoco, ma sembra ancora quella cenere rimasta ardente sul camino. Si accenderà ? Ai dubbi di chi ha visto la finale, si aggiungono quelli di Messina che ha già fatto i complimenti alla Virtus non per scanrsarsi ma per dirottare lontano le osservazioni di tanti che sono i suoi stessi pensieri dopo questa stagione che sarà ricordata per la vetta di Colonia ma anche per come finisce il campionato.

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