Serie A

Covid e Serie A, Crosetti tuona: “Presidenti furbi e Asl amiche: colpa di Figc e Lega”

Il noto giornalista e scrittore Maurizio Crosetti sulle colonne de La Repubblica attacca le istituzioni calcistiche italiane

Emmanuele Sorrentino
31.03.2021 11:24

Fa ancora discutere tra i tanti rinvii causa Covid quelli delle gare Inter-Sassuolo e Lazio-Torino: sull’argomento ha voluto esprimere la sua opinione il giornalista Maurizio Crosetti sulle colonne de La Repubblica, sezione Sport. “Nell’Italia in cui si muore o meno di Covid, se vaccinati oppure no, a distanza di pochi metri tra una Regione e l’altra, il calcio non è lo specchio di questo caos, di questa ingiustizia geografica/amministrativa. Esiste un protocollo sportivo - precisa - (si gioca anche con 9 positivi o addirittura con 10, se si è  già saltato un turno per coronavirus) ed esiste una legge sanitaria: territoriale e regionale, quella delle Asl che nemmeno si chiamano così dappertutto”.

Crosetti poi critica le istituzioni del calcio in Italia: “Non avere riscritto il famoso protocollo  dopo la sentenza del Coni, a dicembre, è il peccato capitale di Figc e Lega. La sentenza d’appello su Lazio-Torino dice cose gravissime, parla di etica,  di furbi e di lealtà sportiva. Come stupirci - tuona il giornalista -, del resto, se già al momento della stesura delle norme d’emergenza, tra i presidenti c’era chi pensava a come sfruttarle, nascondendo o sbandierando positivi secondo la propria convenienza? Della salute degli atleti, costretti a giocare ogni 
tre giorni in tempo di Covid, non si preoccupa nessuno: il giocatore è  merce da usare”. 

E il discorso di Crosetti culmina con un’accusa: “Il precedente di Juve-Napoli non ha insegnato niente e non ha evitato la vergognosa pantomima di Lazio-Torino: chi l’ha resa possibile dovrebbe spiegarci perché. Adesso, però, non è solo una commedia: mancano 10 partite alla fine ed è impensabile che qualche club pericolante, anche solo con un paio di positivi non chieda aiuto all’Asl o come si chiama dalle sue parti. Guarda caso nessun presidente si è mai opposto a un rinvio, facendo magari notare che così si uccide l’autonomia dello sport. Prendono e portano a casa. Ma questo - conclude - è ormai un campionato con ben poca credibilità, iniziato nell’emergenza e condotto nell’insipienza, sperando in bene“.

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