Premier League

Dal Sarri-ball al Sarri-FALL: tutti i (Sarri) faults nella stagione del Chelsea

Tiziano De Santis
12.02.2019 16:30
La lente di ingrandimento nel lavoro di Maurizio Sarri alla guida del Chelsea FC: tutti i motivi della caduta di un allenatore prima osannato, ora avvisatoFrom the Sarri-ball to the Sarri-FALL. Non è il titolo di un libro, ma è la questione su cui probabilmente tutto il mondo del Chelsea, dai sostenitori alla stampa sino allo stesso Abramovič, è intento a riflettere in questo momento. Già perché l’avventura di Maurizio Sarri al timone dei Blues sembra davvero essere destinata a terminare nel peggiore nei modi dopo le recenti, drastiche uscite del team londinese in Premier League. Due sono, infatti, le sconfitte messe a referto dal Chelsea nelle ultime tre gare disputate, ma ciò che più stupisce in negativo è il numero dei gol incassati nei match conclusi in disfatta: davanti a Bournemouth e City, infatti, Hazard e co. sono apparsi spaesati, poco coesi in un concetto di squadra e in totale confusione tattica. I risultati? Un sonoro 4-0 in favore dei Cherries al Dean Court ed un ancor più impietoso 6-0 rifilato dai Citizens all’Etihad Stadium. La vittoria casalinga con l’Huddersfield per 5-0, interposta tra i due k.o. in trasferta, smaschera ancor più il doppio volto di un team attualmente allo sbaraglio e in preda ad una ricerca, sinora fallita, di un’identità salda e della tranquillità indispensabile per risalire la classifica. Ma andiamo per gradi: dopo ben diciassette risultati utili conquistati nei primi quattro mesi della propria gestione tra campionato ed Europa League (quattordici trionfi e tre pareggi), Maurizio Sarri non ha più beneficiato dello smalto vincente e continuativo dei propri giocatori. La classifica dei Blues è la prova più evidente di tale involuzione: il Chelsea, sesto e a pari punti con l’Arsenal, è a ben 15 punti di distanza dalla vetta presidiata, a sua volta, da City e Liverpool, entrambi a quota 65 punti. Se la Premier finisse oggi, il team di Abramovič non si qualificherebbe neanche per la fase a gironi di Europa League. Eppure ciò che più risalta agli occhi del mondo Blue è il fallimento dell’ex-allenatore del Napoli nel tentativo di insegnare ai suoi giocatori i concetti base del proprio modo di vedere calcio. Il possesso palla veloce, i movimenti coordinati di tutti i reparti in ciascun momento di una partita, l’attenzione nella fase difensiva, l’unità del gruppo, il gioco a uno-massimo due tocchi altro non sono se non un clamoroso ossimoro con quanto mostrato dal Chelsea nell’ultimo periodo. Viceversa, la manovra è lenta e macchinosa, il centrocampo non riesce a fare da filtro per la retroguardia, diversi sono gli errori di attenzione dei singoli e l’attacco è scarno di reti e non ancora conforme a qualcosa che possa richiamare gli schemi offensivi con cui tanto il Napoli di Sarri ha impressionato in Italia e in Europa. Il tutto può essere ben riassunto dalle parole “prevedibilità” e “monotonia”, l’esatto contrario della concezione del calcio di Sarri e di chi, come lui, è figlio, nel modus pensandi e operandi, di Arrigo Sacchi.La testimonianza evidente dell’attuale momento no del Chelsea è la lezione di calcio incassata, a suon di gol e di prestazione, dal Manchester City di Pep Guardiola, un altro (e forse l’unico vero) discendente di Sacchi nel metodo di leggere ed elaborare il football. Quella che è andata in scena domenica all’Etihad, per i Blues, è una disfatta che trova le proprie radici in una sequenza di errori commessi negli anni e non solo nell’ultima stagione. Il Chelsea allenato da José Mourinho e da Antonio Conte era, infatti, un team di contropiedisti volti al lavoro difensivo prima ancora che a quello offensivo. I tecnici suddetti non sono di certo noti per aver utilizzato, nella propria carriera, il supporto del possesso palla, ma hanno fatto della protezione della porta e delle successive ripartenze i canoni del loro modo di vedere il calcio. Il tiki-taka veloce volto alla demolizione mentale e fisica dell’avversario è, invece, la virtù di Maurizio Sarri, il quale, tuttavia, una volta trasferitosi a Londra, ha ereditato la stessa identica squadra dei propri predecessori e si è visto, pertanto, costretto, a insegnare da zero un approccio al football distante anni luce dalla mentalità dei giocatori in rosa. Gli acquisti di Jorginho in estate e di Higuain nella sessione invernale del mercato non hanno di certo dato al Chelsea il supporto tanto bramato dall’allenatore italiano, e, dopo Morata, quelli di Hazard e Kanté appaiono come casi emblematici di un sistema destinato, probabilmente, a fallire. Se il numero 10 belga è costantemente rimproverato da Sarri per essere troppo individualista, il centrocampista francese - spostato da mediano davanti alla difesa a mezzala - sembra un lontanissimo parente del ruba-palloni apprezzato sino a qualche mese fa. Azpilicueta ed Alonso, inoltre, non sembrano all’altezza della causa Blues e la vivacità offensiva di Willian pare collidere con una più che ipotizzabile volontà del brasiliano di cambiare aria. Se, a quanto suddetto, aggiungiamo il continuo flirt del migliore esterno sinistro del mondo (Hazard) con il Real di Florentino Perez, ne viene fuori una bomba ad orologeria che sembra poter esplodere da un momento all’altro, con la posizione sempre più pericolante di un allenatore che, al termine del big match col City, è arrivato persino al punto di non ricambiare la stretta di mano con l’amico Pep Guardiola prima di rientrare negli spogliatoi. A difesa della propria causa, Sarri, ha sicuramente il tempo trascorso (troppo breve) per far assimilare ai suoi un sistema di gioco del tutto divergente dal precedente e l’imminente avvio delle operazioni legali tra Abramovič e Antonio Conte, ragion per cui il presidente del Chelsea non ha ancora deciso di interrompere il rapporto con l’attuale tecnico dei Blues per una questione principalmente economica. L’assordante silenzio abbattutosi dai vertici alti sulla panchina più traballante di Londra si identifica con la volontà del magnate russo di esonerare il proprio allenatore nel momento in cui le prestazioni e i risultati della squadra non dovessero mutare radicalmente e nel minor tempo possibile. Uomo avvisato mezzo salvato: il Sarri-ball è diventato un film horror grazie ai Sarri-faults che sarebbero le artefici del conseguente Sarri-fall se il Chelsea FC non cambiasse radicalmente il proprio trend prima del count-down finale di Roman Abramovič.

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