Serie A

Le pagelle di Bologna-Udinese: Pereyra l'ultimo ad arrendersi, Arslan la riprende. Horror Becao

Nella 16^ di campionato, l'Udinese di Luca Gotti rimonta il Bologna di Sinisa Mihajlovic al Dall'Ara: 2-2. Le pagelle dei friulani

Tiziano De Santis
06.01.2021 17:05
Un'azione di gioco di Bologna-Udinese 2-2 (Profilo social Udinese)

 

 

Musso 6: incolpevole sull’1-0 del Bologna. Sventa bene la minaccia sulla conclusione di Svanberg al 37’. Non può nulla sul destro sotto l’incrocio di Svanberg in occasione del 2-1 dei padroni di casa.

Samir 5: partita senza acuti la sua. In difficoltà nel primo tempo davanti agli strappi del Bologna sulla destra; migliora nella ripresa al cospetto delle mancanti offensive degli emiliani dettate dalla loro inferiorità numerica. Dal 77’ Ouwejan SV.

Bonifazi 6: il migliore della retroguardia friulana. Le sbavature difensive bianconere non sono causa sua.

Becao 5: ha lui la colpa in occasione dell’1-0 rossoblù, quando lascia Tomiyasu completamente libero di trafiggere di testa Musso sulla punizione tagliata di Orsolini. Nel primo tempo, è spesso in ritardo nella lettura delle azioni avversarie. Sarebbe difficile, se non impossibile, far male anche nella seconda frazione di gara, quando il Bologna, in dieci, non attacca praticamente mai.

Zeegelaar 5: lento e macchinoso, non risponde quasi mai ai comandi del proprio allenatore. La corsa e i cross dal fondo sembrano pura utopia. Dal 59’ Arslan 6,5: riordina il centrocampo bianconero assieme a Mandragora. Ci crede fino all’ultimo e fa bene, dal momento che il 2-2 dell’Udinese parte dal suo destro deviato provvidenzialmente da Hickey.

Pereyra 6,5: il più in palla dei bianconeri nella prima frazione di gara. Recupera la sfera, corre, si propone in avanti, crea superiorità numerica. Non è un caso che l’1-1 realizzato al 34’ dai friulani porti la sua firma, traduzione perfetta del mix di tenacia e rapidità che il centrocampista incarna alla perfezione.

Walace 5,5: va bene la fisicità, ma da chi amministra il cuore del centrocampo di una squadra ci si aspetta molto di più, specie sotto il profilo tecnico. Dal 59’ Mandragora 6,5: pimpante a dir poco sin dai primi secondi in cui entra sul terreno di gioco. Colpisce un palo clamoroso al 74’ per buona fortuna dei rivali rossoblù. Imprime la vivacità giusta (e sperata) alla mediana di Gotti.

De Paul 6: il primo tempo è decisamente da dimenticare. Non riesce mai a saltare l’uomo e illuminare le azioni offensive dei suoi. Protagonista in negativo sull’azione che porta al raddoppio degli emiliani, quando ritarda il rientro su Svanberg condividendo le colpe con una buona parte dei propri compagni. Nella ripresa si muove di più, salta l’uomo, imposta, ma la distanza dalla porta è troppo grande per poter impensierire Da Costa.

Stryger Larsen 6: al 38’ salva i suoi dal 2-1 rossoblù deviando in angolo la sfera sulla linea della propria porta dopo la deviazione aerea di Palacio sul corner di Orsolini. Nel primo tempo l’Udinese non imbastisce quasi mai le proprie azioni offensive sulla fascia destra. Nella ripresa cambia passo. Dal 77’ Molina SV.

Forestieri 5,5: la sua partita dura poco più di 30 minuti, tempo impiegato nel tentare di giocare di sponda per il compagno di reparto senza mai ottenere i risultati sperati. Dal 34’ Nestorovski 6: al 66’ può riportare in parità i suoi ma, da ottima posizione e privo di marcatura, sbaglia clamorosamente centrando i piedi di Da Costa con un destro debole e mal angolato. Corre tanto, ma manca di lucidità sotto porta, dettaglio non di poco conto per un attaccante. L’espulsione di Svanberg è merito suo e la sufficienza è frutto della partecipazione del macedone all’azione del pari decisivo.

Lasagna 5: non imprime come dovrebbe nel match anche a causa della mancate verticalizzazioni dei centrocampisti. E’ un lontanissimo parente del Lasagna dei tempi migliori.

Gotti 6: era il primo ad aspettarsi di più dalla propria squadra dopo la sconfitta di Torino contro la Juventus. Il primo tempo dei suoi non è di certo la riposta migliore alle aspettative. Il 2-2 finale non è solo conseguenza della superiorità numerica friulana ma è anche frutto dei cambi azzeccati alla perfezione dal tecnico veneto.

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