Serie A

Torino, i segreti (e le mosse) di Mazzarri per strappare un punto al Napoli

Alberto Gervasi
18.02.2019 11:54
Ieri sera, il Torino ha pareggiato per 0-0 contro il Napoli, optando via un punto dal San Paolo che era riuscito in stagione solo a Chievo e RomaAspettare, in campo come nella vita, è dote di pochi. Farlo, e nel frattempo pensare a difendersi, è possibile solo se si hanno le idee chiare e i meccanismi di gioco ben oleati. Il Torino ieri sera ha strappato un punto al Napoli al San Paolo e può sorridere. Innanzitutto, perché l'impresa di fare punti in casa dei partenopei era capitata solamente a Chievo (altro 0-0) e Roma (1-1). Sempre in compartecipazione con i veronesi, invece, lo 0 alla casella gol subiti e, per la storia granata, il record di quattro gare senza subire reti raggiunto a distanza di 31 anni (era il Torino di Gigi Radice, stagione 1987/1988). Otto punti in quatto gare sono un buon risultato. Certo, si poteva fare di più contro la Spal a Ferrara, ma è anche vero che il Toro ha conquistato ben 4 punti fra Inter (in casa) e Napoli (in trasferta). Mica bruscolini. Curioso, invece, che i granata, per il secondo anno consecutivo e ancora grazie a un pari al San Paolo (lo scorso anno finì 2-2), abbiano indirettamente fatto un favore ai rivali della Juve, stoppando il Napoli che adesso dista 13 punti dalla vetta. Per disputare una partita come quella di ieri, tutta corsa e sacrificio, Mazzarri ha puntato su giocatori fisici e con buona gamba: non sorprenda la scelta di schierare Berenguer nel 3-5-1-1 iniziale, anche perché spesso lo spagnolo si è allineato con Ansaldi sulla trequarti in una specie di 3-4-2-1. La scelta ha premiato in parte il tecnico granata, anche perché sia Berenguer che il collega di trequarti hanno pressato i difensori napoletani a inizio azione, e avuto coraggio e fosforo nel non sbagliare le scelte in ripartenza. Da questo punto di vista, il solito Belotti ci ha messo del suo, caricandosi ancora una volta la squadra sulle spalle e non lesinando di battagliare contro i due centrali napoletani Koulibaly e Maksimovic, due avversari non certo facili. Poi, se a fine gara Aina non avesse sbagliato la scelta in contropiede... La decisione di Mazzarri di puntare ancora su Lukic e Rincon ha anche questa premiato sin dall'inizio: il venezuelano, leader della mediana, è riuscito a disimpegnare anche in condizione di pressione estrema da parte del centrocampo partenopeo. Lukic, alla quarta consecutiva di titolare, e per la prima volta in campionato in campo per tutta la gara, ha alternato marcatura a uomo su Fabian Ruiz al giropalla per far rifiatare i compagni. Funzionale alla partita, e all'avversario, anche la scelta di Mazzarri di puntare su due esterni come De Silvestri ed Aina, veloci quando c'è stato da ripartire, e fisici nel contrastare sia Zielinski che Callejon. Soffrire, a Napoli, era da mettere in conto, ma il Toro ha dimostrato di saperlo fare, e fare bene, anche grazie alle parate di Sirigu. Nemmeno la scelta di inserire Meité, Baselli e Parigini, ha cambiato la natura di una squadra che non sarà mai scintillante, ma che sa essere pratica quando serve. La classifica sorride ancora, con 35 punti e l'Europa ancora a portata di mano. Sabato, all'Olimpico contro l'Atalanta, servirà una partita diversa da quella di ieri, ma con lo stesso atteggiamento di battagliare in campo. I bergamaschi hanno dimostrato di essere squadra organizzata ma vulnerabile. Il Toro di saper soffrire, aspettare e copiare. Ognuna con le sue virtù, che sabato potrebbero valere tre punti.

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